Rassegna stampa 2016

 

In questa sezione diamo eco alle notizie principali dei media sulla Chiesa Ortodossa Italiana e su alcune delle sue iniziative sociali. Si tratta esclusivamente delle notizie trapelate perché come è noto la nostra Chiesa e gli Enti morali in sinergia non fanno pubblicità a quanto fanno per aiutare gli altri. Una riservatezza che evita di mettere sale sul "pane altrui" di Dantesca memoria. La Chiesa Ortodossa Italiana cerca sempre di fare e dà costantemente più valore alla sostanza piuttosto che alle forme senza clamori ne fanfare. In questa piccola raccolta annuale troverete molte lacune perché solo alcune notizie ci vengono segnalate e queste comunque vengono riportate senza filtri sui contenuti che rimangono di proprietà degli autori che se ne assumono ogni responsabilità sia dei complimenti che per le critiche. Le critiche costruttive sono sempre utili e noi le accettiamo con umiltà e secondo il principio Evangelico del Cristiano Ortodosso non giudichiamo. Quello che forse pomposamente ma convenzionalmente abbiamo chiamato rassegna stampa è quindi solo un piccolo album che raccoglie ciò che dicono di noi per spronarci a crescere sempre di più. 

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Gesù e i suoi fratelli

 

 

 

pubblicato su Lazioopinioni del 29 marzo 2017 
 
 
 
 
 

C'è un interrogativo che molti padri della chiesa, studiosi e fedeli si sono posti fin dai primordi della cristianità, un interrogativo che riguarda la famiglia di Gesù e se questi avesse, oppure no, dei fratelli. Come è noto Giuseppe era il marito di Maria e Gesù era, per la Legge, il suo legittimo figlio, ma molti ignorano che Giuseppe aveva altri figli, i quali erano, pertanto fratelli (o fratellastri) di Gesù. Dell'esistenza di detti fratelli vi sia traccia anche nei Vangeli "canonici" (cioè accettati come "regola dottrinale" dalle varie Chiese Cristiane) quali Marco (6.3,4) e Matteo (13.55.56) dove è scritto: "Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioseto, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi?". Tale frase, apparentemente chiara, è stata confutata dalla Chiesa Cattolica, ma anche da Chiese che sono nate da scismi della stessa come quella Evangelica Luterana e quella Anglicana, dove si è sempre cercato di negare quanto scritto nei vangeli, evidentemente al fine di non mettere in dubbio la verginità perpetua di Maria, e il termine fratelli è stato interpretato come cugini, se non genericamente come parenti. Queste opinioni date come dogma di Fede ben le conosco, avendo frequentato la Chiesa Cattolica per anni sia come chirichetto, confratello della Misericordia, dirigente della locale Opera dei Ritiri di Perseveranza e studente dai Fratelli Maristi, ma in me è stato sempre forte il desiderio di conoscere e di sapere oltre le circonferenze dei canoni prestabiliti. Ed è questa curiosità innata che ha fatto sì che mi domandassi perché l'Ortodossia, che pure si richiama alla Retta Fede ed alla fede della cristianità indivisa del primo millennio, mostrasse aperture diverse tanto che se si ammirano i mosaici della Chiesa di San Salvatore in Chora, a Costantinopoli si nota chiaramente la presenza dei fratelli di Gesù. Anche per dei Padri della Chiesa primitiva quali San Clemente e San Cirillo di Alessandria, Origene, Sant'Eusebio di Cesarea, San Gregorio di Nissa, Epifanio, ed altri ancora, diversi dei quali considerati Santi anche dalla Chiesa di Roma, hanno sostenuto che Giuseppe, prima di sposare la Vergine Maria era un vedovo con dei figli avuti da un precedente matrimonio. Quale è dunque la verità? Nella Storia di Giuseppe il Falegname (SGF), uno scritto apocrifo dei primi secoli pervenutoci in un dialetto copto del basso Egitto denominato boarico troviamo scritto: "C'era un uomo chiamato Giuseppe, che era di Betlemme, la città dei Giudei, che è la città di Re David. Egli era ben istruito nella saggezza e nell'arte della falegnameria. Quest'uomo, Giuseppe, si unì con un santo matrimonio ad una donna che gli diede figli e figlie: quattro maschi e due femmine; e i loro nomi erano: Giuda e Joseto, Giacomo e Simeone, e i nomi delle figlie erano: Lisia e Lidia. Morì la moglie di Giuseppe, come è decretato per tutti gli uomini, e lasciò Giacomo ancora in tenera età. Giuseppe era un Giusto, che glorificava Dio in tutte le sue opere: Era solito andare fuori del paese ed esercitare il suo mestiere di falegname, egli insieme a due sui figli, poiché viveva del lavoro delle sue mani, secondo la legge di Mosè." Queste parole, secondo detto scritto apocrifo, che non significa erroneo ma contenente dottrine nascoste (dal greco apochryphos segreto), sono state raccontate ai discepoli direttamente da Gesù. Secondo il proto-vangelo di Giacomo (8.3) e la Storia di Giuseppe il Falegname, mentre Giuseppe era in vedovanza e la Vergine Maria aveva 12 anni, i sacerdoti del Tempio convocarono dodici vedovi della tribù di Giuda discendenti di Re David al fine di trovare "un uomo di bontà per prometterla a lui sposa finché venga il tempo del matrimonio" (SGF 3.2). La sorte cadde sopra "il buon vecchio Giuseppe, mio padre secondo la carne" come, secondo l'autore della Storia di Giuseppe Il Falegname lo definì Gesù (SGF IV.2). Per il Vangelo dello pseudo Matteo Giuseppe non voleva prendere Maria tanto che disse: "Io sono vecchio e ho figli; perché dunque consegnate a me questa bambina? ... Io non disprezzo la volontà di Dio; ma sarò custode di Maria fino a che si potrà conoscere quale è la volontà di Dio a questo riguardo: cioè quale dei miei figli potrà averla in moglie." (VpM VIII.4) a significare che almeno i figli maggiorfi di Giuseppe: Giuda e Joseto, avevano un'età maggiore di Maria. Anche per il ProtoVangelo di Giacomo (per gli storici scritto in periodo analogo se non prima di alcuni Vangeli canonici) quando Giuseppe fu prescelto (Pv.G IX.1) "si schernì, dicendo: - Ho già figli, e sono vecchio, mentre esse è una fanciulla! Che io non abbia a diventare oggetto di scherno per i figli di Israele!" (Pv.G IX.2), ma poi accettò quando e prese con se Maria "in casa sua. Ella vi trovò il piccolo Giacomo nella tristezza di orfano e si diede a vezzeggiarlo. E' per questo motivo che fu chiamata Maria madre di Giacomo" (SGF IV.4). Della presenza dei fratelli e sorelle di Gesù vi sono altresì varie informazioni nei vangeli canonici. Gli evangelisti Marco (3.31-34), Matteo (12.46-50) e Luca (8.19-21) ci narrano dell'episodio di Gesù che "mentre egli parlava ancora alle folle" venne cercato da sua madre e dai suoi fratelli: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e cercano per parlarti». Anche l'evangelista Giovanni, che ne parla in occasione della festa dei tabernacoli (7.3-10) ci racconta (2.12) infatti che: "egli discese a Capernaum con sua madre, i suoi fratelli e i suoi discepoli; ed essi rimasero lì pochi giorni." a significare che non soltanto la madre, ma anche i fratelli di Gesù, ne condividevano l'opera di evangelizzazione. A parte Giacomo il Giusto, che per motivi di sangue ed espressa volontà di Gesù fu il primo capo della cristianità (e non Simon Pietro come erroneamente sostiene la Chiesa Cattolica), le notizie dei fratelli e delle sorelle di Gesù sono assai scarni. Si sa soltanto che dopo l'esilio egiziano, quando Giuseppe ritornò in Galilea nella città di Nazareth i figli maggiori Joseto e Simone, nonché le figlie Lisia e Lidia si erano sposati e vivevano a casa loro (SGF11.1) mentre il fratellastro più piccolo Giacomo rimase in casa con Gesù, Giuseppe e Maria. Non si parla di Giuda, ma probabilmente era il fratello più grande e si era sposato prima della nascita di Gesù. Di Joseto ci parlano il Vangelo Armeno dell'infanzia di Gesù (VIII.1 e 7) che ci racconta che fu portato da Giuseppe a Betlemme per il censimento ed era presente alla nascita di Gesù. Di Lisia, che fu chiamata, insieme agli altri fratelli, al capezzale di Giuseppe moribondo da Gesù (SGF XX.5,6). Ma soprattutto dei fratelli di Gesù si parla dopo la morte e la risurrezione di Nostro Signore. Ne parla l'evangelista Giovanni (20,17-18) riferendosi a Gesù che, dopo la risurrezione, disse a Maria Maddalena «Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e di' loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro» e soprattutto negli Atti degli Apostoli quando si narra come "Tutti costoro perseveravano con una sola mente nella preghiera e supplica con le donne, con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui." (1.14). Dopo la morte di Gesù divenne preminente determinare chi fosse il capo della comunità cristiana e la scelta cadde su Giacomo il Giusto, fratello di Gesù, che fu il primo vescovo di Gerusalemme e di tutta la cristianità. A Giacomo venivano riferiti i fatti salienti della nascente comunità cristiana (Atti 12.17), ne parla San Paolo di Tarso (Atti 21,18) "Il giorno seguente Paolo si recò con noi da Giacomo, e tutti gli anziani erano presenti." ed era quello che prendeva la parola definitiva (Atti 15,13) "Quando essi tacquero, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi." Da San Paolo sappiamo che come capo della cristianità primitiva diresse il Concilio di Gerusalemme, Galati (1,19): "E non vidi alcun altro degli apostoli, se non Giacomo, il fratello del Signore." dove si desise che Pietro era l'Apostolio dei circoncisi (ebrei) e Paolo e Barnaba dei gentili (pagani). In detto Concilio (il primo della Cristianità), sempre San Paolo di Tarso nella lettera ai Corinzi ( 1 9,5) ricorda come gli apostoli chiedesssero di portare nell'opera di evangelizzazione anche la relativa "moglie, che sia una sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore". Di Giacomo il Giusto, fratello di Gesù ne parla anche Flavio Giuseppe, uno storico ebreo naturalizzato romano del I secolo, che nel libro Antichità giudaiche (XX.cap.9) parlando delle persecuzioni che i primi cristiani subivano per mano delle autorità giudaiche scrive: "Anano [...] convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati". Che Giacomo il Giusto fosse il successore di Gesù a capo della nascente religione cristiana ce ne parla non soltanto Gerolamo, che nel De Viriribus Illustribus (2) – parla di un episodio tratto dal Vangelo secondo gli Ebrei dove si racconta che dopo la resurrezione Gesù apparve a Giacomo e ... "Prese il pane, lo benedisse,lo spezzò, ne diede a Giacomo il Giusto, e gli disse: - Fratello mio, mangia il tuo pane, perché il Figlio dell'uomo è risorto dai dormienti" ma espressamente anche il Vangelo di Tommaso (13), un vangelo che da un secolo a questa parte ha sempre maggiori estimatori,come sua Beatitudine Alessandro I (Meluzzi) Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala e il Papa Emerito Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), che ci racconta che quando "I discepoli dissero a Gesù: - Sappiamo che ci lascerai: chi è che ci guiderà? - Gesù rispose loro: - Dovunque andrete seguirte Giacomo il Giusto...". Per quanto gli argomenti esposti possono sembrare strani, se non blasfemi, in quanto vanno a cozzare con secoli di propaganda o disinformazione cattolica che ha inculcato nel comune sentire verità diverse, pur tuttavia è bene avere conoscenza anche delle altre verità alternative fin qui negate. Mi auguro che questo articolo, che non vuol essere un dogma di Fede ma unicamente una fonte di riflessione e conoscenza, non sia stato noioso ma, al contrario abbia suscitato in voi della curiosità che potrete approfondire leggendo trattati più eruditi ed esaustivi del mio. Concludo rammentando come anche nei primi cristiani vigeva quella mentalità, tipicamente semita, per la quale la guida di una comunità religiosa fosse affidata ai parenti del fondatore (vedi la plurisecolare diatriba che divide l'Islam tra sunniti e sciiti, questi ultimi sostenitori della successione parentale del Califfato ad Ali nipote e genero di Maometto, in quanto ne aveva sposato la figlia Fatima) e perché la scelta di guidare la prima comunità cristiana sia caduta su Giacomo il Giusto fratello di Gesù e che a succedergli sia stato chiamato il cugino Giuseppe, figlio di Cleofa fratello di Giuseppe. D'altra parte, come ci raccontano lo scrittore romano Sesto Giulio Africano ed altri autori paleocristiani ancora nel terzo secolo erano tenuti in posizione di speciale prestigio i desposini o appartenenti alla famiglia del Signore (parenti).

Filippo Ortenzi

 

 

 

Maternità surrogata, Meluzzi: “I figli non sono un diritto ma un dono”
“Non esiste avere un bambino a qualsiasi costo e a qualsiasi condizione”

 

Pubblicato il 29 marzo 2017 in Salute da Eleonora Spadaro

“I figli non sono un diritto ma un dono. Non è giusto volere un bambino a qualsiasi costo e a qualsiasi condizione. Sono i bambini ad avere il diritto assoluto di avere dei genitori e non viceversa”. Lo ha detto a Ofcs.report, Alessandro Meluzzi, psichiatra e psicoterapeuta, riguardo al discusso tema della maternità surrogata.

Cosa ne pensa della maternità surrogata?

“Intanto partiamo con il dire che il termine ‘surrogata’ è un eufemismo e una falsità. Qui si tratta di donne che affittano non solo il loro utero ma il cuore e il corpo. Il bambino che nasce viene dato via, venduto.
Cominciamo a chiamare le cose per come sono davvero, possiamo dire che è una vendita di bambini con un consenso”.

Cosa succede nella mente di una donna che decide di prestare il proprio utero?

“Ognuno ha un grado di disturbo clinico. Ci sono madri che sopprimono i loro figli, altre che li abbandonano”.

Per quanto riguarda i genitori che richiedono aiuto all’utero in affitto, cosa ne pensa di questa voglia assoluta di avere un bambino?

“I figli non sono un diritto ma un dono. Non esiste avere un bambino a qualsiasi costo e a qualsiasi condizione. Sono i bambini ad avere il diritto assoluto di avere dei genitori e non viceversa”.

Quindi lei è d’accordo con i Paesi che non legalizzano questa pratica, primo fra tutti l’Italia?


“Sì, ma perché dal punto di vista delle donne e dei bambini rischia di essere uno sbaglio morale. Molto di questo mi ricorda i comportamenti disperati, una mamma che presta il suo utero lo fa solo per disperazione, soprattuto quando non ha soldi per vivere”.

Risultano esserci alcune mamme surrogate benestanti, quindi che non lo fanno per soldi. Cosa mi dice di loro?

“Chi lo fa senza sotto motivi economici lo fa per ideologia. E forse è anche peggio. L’ideologia non è sempre cosa giusta”.

Parlando invece dei bambini che nascono dall’utero in affitto, cosa vuol dire per loro a livello psicologico?

“Ho visto momenti di disperazione in alcuni di questi bambini perché nella maggior parte di loro è scattata la voglia di scoprire le proprie origini. Per loro si tratta di essere nati da una donna che li ha in qualche modo li ha abbandonati non appena nati”.

Secondo lei c’è differenza tra le coppie eterosessuali, omosessuali e i single in questo contesto?

“Io credo che la mancanza di un padre o di una madre faccia male a prescindere. Il bambino ha il bisogno di crescere con gli odori femminili e maschili. Il corpo di una mamma e di un papà sono una ricchezza e non averli è una menomazione. Detto questo l’essere umano è resiliente e può comunque superare tutto”.

https://ofcs.report/wellness/salute/maternita-surrogata-meluzzi-figli-non-un-diritto-un-dono/?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

Gazzettino del sud est

Domenica 18 dicembre 2016, nella caratteristica cornice del locale Vecchia Roma di Rivoli (TO), si è svolto l’Evento di Natale dell’Associazione Rosolinesi in Piemonte sulla “legittima difesa (art. 52 c.p.)”.

Sono intervenuti il Prof. Alessandro Meluzzi, noto psichiatra-criminologo di fama nazionale, l’avv. Giovanni Giuca, ex sindaco del Comune di Rosolini, l’avv. Ennio Galasso, noto penalista torinese, il vescovo ortodosso Filippo Ortensi e il giornalista romano Antonio Parisi. A moderare l’incontro è stato chiamato Andrea Sallustro, vice presidente dell’Associazione.

thumbnail_foto-1Sulla base del libro di Giovanni Giuca, “Trattato sulla non violenza – scritto da un assassino ”, che trae spunto da un fatto realmente accaduto a Rosolini inerente ad un omicidio consumato tra due familiari, di cui uno vessato e l’altro vessatore (quest’ultima vittima finale), si è dipanata una discussione che ha visto contrapposti istinto e ragione da una parte, nonché necessità e opportunità dall’altra, per costatare che la giusta convivenza, prima e dopo i fatti, deve passare sempre dal perdono. Quando si consuma un omicidio, ha detto Giovanni Giuca, il dramma è sempre duplice nelle famiglie e nelle vicende, sia per i fatti sia per i processi. La parola, poi, viene passata all’avv. Galasso, che avvia una discussione sugli articoli di legge (odierni e passati), ritenendoli poco rispondenti alla molteplicità delle casistiche. Tuttavia, egli asserisce che la legittima difesa deve essere vista non solo come un diritto, ma anche come un dovere. Il dovere di opporsi alla violenza facile, senza tuttavia cadere nel tranello del “delitto innocente” pirandelliano, come difesa o scusa. Seguono delle citazioni su “Delitto e castigo” di Dostoevskij.

thumbnail_foto-4A questo punto prende la parola il Vescovo Ortodosso Filippo Ortensi,  il quale introduce l’argomento a partire dagli episodi di Caino e Abele per finire a Romolo e Remo (fraticidio). La Bibbia, come gli scritti di Tommaso D’Aquino, sentenzia sia giusto e naturale conservare la propria vita anche in caso di minaccia, e anche quando il vecchio “occhio per occhio” (dell’Antico Testamento) sia stato superato dai Vangeli. Anzi, il “chi di spada ferisce di spada perisce” dei Vangeli fa ancora pensare, positivamente, sulla difesa della propria vita e dei propri cari come dovere. Così, l’ultimo intervento è del professor Alessandro Meluzzi. Egli espone sul concetto di vita come valore assoluto e radicale. Oggi è radicato nella mente degli uomini che l’uomo non può essere ucciso, mentre il secolo scorso ha visto milioni di morti nelle guerre mondiali. La cultura di oggi rifiuta la morte (non in tutti i paesi), ma non sa bene il perché. Legge, etica e morale non sono d’accordo su tutto. Di conseguenza non si sa ancora come intervenire e punire in tutti i casi, e spesso l’infermità, congenita o temporanea, rimette in circolazione persone molto pericolose. Non c’è una ricetta specifica e ogni caso è a sé; ogni cultura ha le sue vie. La globalizzazione poi sta fondendo le culture, rendendo più ardua la ricerca di una via univoca. Da citare, anche, un breve intervento del giornalista romano Antonio Parisi, convinto assertore del dovere di ognuno alla legittima difesa.

thumbnail_foto-3Dopo il dibattito è seguita la premiazione degli intervenuti con targhe di riconoscimento e dolciumi locali, prodotti da un nostro concittadino, seguita dal pranzo conviviale.

Per completare la giornata non poteva mancare il classico giro di tombola nel rispetto della tradizione natalizia nostrana.

Ultimo atto gli scambi di auguri con gli intervenuti e l’arrivederci al prossimo evento.

                                                                                                    Salvatore Ignaccolo 

Il Diaconato Femminile - mensile Il Borghese - Ottobre 2016

il borghese

IL DIACONATO FEMMINILE

 

Intervista a Filippo Ortenzi, Arcivescovo Vicario Eparca del Lazio e della Tuscia, Cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala

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a cura di Marco Tartarini

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Il dibattito sul diaconato femminile si è acceso dopo che Papa Francesco ha deliberato la creazione di una Commissione specifica di Studio sull'argomento. In verità la discussione sul diaconato femminile era già iniziato a febbraio in concomitanza della festa di San Valentino, nella cerimonia della benedizione dei fidanzati appositamente ristabilita dalla Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala. In quella occasione, il Primate, Sua Beatitudine Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), diede esplicita notizia della volontà della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefale, da lui presieduta, di rilanciare l’ ordine sacro delle diaconesse. Ne parliamo con l'Arcivescovo Vicario, nonché Eparca del Lazio e della Tuscia Filippo Ortenzi, cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala.

D. Come mai la Chiesa di cui lei è vescovo rilancia il Diaconato femminile?

R. Il diaconato femminile è un'istituzione risalente al periodo apostolico, infatti ne parla San Paolo di Tarso che, nella Lettera ai Romani, scriveva: vi raccomando Febe, nostra sorella,diaconessa della Chiesa di Cencrea”. Proprio da questo scritto noi traiamo la deduzione che le diaconesse erano presenti ed attive fin dalle origini del cristianesimo. Dunque il diaconato femminile è addirittura ben precedente, all’istituzione del monachesimo che è nato in Occidente con San Benedetto ed in Oriente con Sant'Antonio, successivamente al III secolo dopo Cristo. Le discepole di Gesù, come un po’ tutte le donne che operarono nel cristianesimo delle origini erano tenute in grande considerazione dalle comunità dell’epoca. Le loro testimonianze e i loro insegnamenti erano molto apprezzati. Un ruolo preminente lo ebbe, per esempio, Santa Maria Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama "l'Apostolo degli Apostoli". San Paolo (1 Tim. 3, 8-11) sui diaconi scrive: «Che i diaconi siano degli uomini onorati... che siano provati, e solo poi assolvano il loro servizio di diaconi. Che le donne parimenti siano onorate (semmai,), non maldicenti, sobrie, degne di fiducia in tutto. Che i diaconi non siano stati sposati che una volta».

D. Ma detto ordine è stato mai formalmente riconosciuto dalla Chiesa?

R. Sulla legittimità del servizio delle Diaconesse vi sono anche delle delibere conciliari, quale quella del Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 e quello di Costantinopoli del 692, concili ai quali formalmente ha partecipato anche la Chiesa di Roma, che però in seguito ha disapplicato e disatteso.

D. Quindi per la Chiesa Cristiana delle origini il Diaconato, sia maschile che femminile era il primo grado dell'Ordine Sacro. Gli altri gradi erano il presbiterato e l'episcopato,.

R. Certamente, se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica ed Ortodossa (Chiesa indivisa del primo millennio) si leggerà chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. Tale consuetudine è rimasta nella Chiesa Ortodossa, anche se dal 1400 in poi molte Chiese dell'Est ne hanno fortemente limitate le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, lo ha abrogato fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore.

D. Ma del diaconato femminile in Italia in epoche passate vi è rimasta memoria?

R. Vi sono sante italiane, venerate anche dalla Chiesa Cattolica Romana, che erano delle Diaconesse, anche se l a Chiesa tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro.

D. Ad esempio?

R. Le Sante romane Giulia, Typhena e Melania . Vi è poi il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant'Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché copatrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero.

D. Mi risulta però che in Russia, Romania, Bulgaria ed in altre Chiese Ortodosse non vi siano diaconesse.

R. Per la verità con il crescere del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse è caduta in desuetudine la diaconia femminile, ma non è stata mai formalmente abrogata. Non soltanto, vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarius, (Nettario), nel XIX secolo reiniziò a consacrare diaconesse, scegliendone diverse tra le monache del monastero da lui fondato. Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004.

D. Nell'antichità come venivano scelte le diaconesse?

R. Prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che per altro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ebbe la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa.

D. Come venivano viste le Diaconesse nella Chiesa antica e come vengono viste dall'Ortodossia attuale?

R. Per comprendere bene il ruolo e la funzione della Diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru dal titolo: La questione dell'ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale".Qui l'autore ci ricorda come "secondo la Didaskalia e secondo laCostituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al "ministerium diaconiae"… è come un'anima in due corpi" . E' dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse, appartengono allo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell'Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire della documentazione perché si tende a sminuire e negarne il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione ... una specie di colf o sacrestana.

D. Come mai la vostra Chiesa si è caratterizzata in questi ultimi quattro mesi nel rilancio delle diaconesse?

R. Il rilancio delle Diaconesse è stato, fin dall'origine, uno dei punti caratterizzanti la Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, come ha più volte rimarcato il nostro amatissimo Metropolita Sua Beatitudine Alessandro I. Il nostro Primate, tra l’altro, è erede della tradizione ortodossa assiro-caldea del compianto mons. Leopoldo Adeodato Mancini, che per primo rilanciò detto ministero consacrando diacono la signora Marzia Vicenzi di Ala (TN). Madre Marzia, che è tra i membri fondatori della nostra Chiesa, in quanto decana della diaconia femminile nel nostro Paese, è stata ultimamente promossa ad Arcidiacono. Ultima diaconessa consacrata dalla Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara di Roma. Nella Chiesa Ortodossa le donne sono presenti anche in altri ordini ecclesiastici minori quali l'Ipodiaconato ed il lettorato. Va ricordato che la prima donna Lettore della nostra Chiesa è stata ordinata a Roma ed è Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell'associazione laica di fedeli denominata L'Arca di Sant'Antonio Abate che si occupa prevalentemente della difesa del creato e contro la violenza agli animali.

 

Articolo sul settimanale "STOP"  del nostro Portavoce ANTONIO PARISI 

Sul settimanale nazionale STOP è possibile leggere e consultare l'articolo/report sul fenomeno dell'immigrazione, correlato alla formazione dei centri di reclutamento dell'IS,del giornalista Antonio PARISI,  una delle firme più importanti e prestigiose del panorama giornalistico internazionale, nonché, Corepiscopo e Portavoce nazionale della nostra Santa COIA.

Doamme Ajuta!!!

Dio ci Benedica!!!

Dumnezeu să ne binecuvânteze!!!

P.dre Giuseppe Arcidiacono e Cancelliere Aggiunto.

 

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La Nuova Voce di Rovigo

25 luglio 2016

 

stienta

 

Intervista sul Diaconato Femminile

intervista sul diaconato femminilehttp://www.newtuscia.it/interna.asp?idPag=92269

INTERVISTA SUL DIACONATO FEMMINILE ALL' ARCIVESCOVO VICARIO - EPARCA DEL LAZIO E DELLA TUSCIA FILIPPO ORTENZI CANCELLIERE DELLA CHIESA ORTODOSSA ITALIANA AUTOCEFALA

11/07/2016 : 08:55

Marco Tartarini(NewTuscia) - VITERBO - Il dibattito sul diaconato femminile si è acceso dopo che Papa Francesco ha deliberato la creazione di una Commissione specifica di Studio sull'argomento. In verità la discussione sul diaconato femminile era già iniziato a febbraio in concomitanza della festa di San Valentino, nella cerimonia della benedizione dei fidanzati appositamente ristabilita dalla Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala. In quella occasione, il Primate, Sua Beatitudine Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), diede esplicita notizia della volontà della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefale, da lui presieduta, di rilanciare l’ ordine sacro delle diaconesse. Ne parliamo con l'Arcivescovo Vicario, nonché Eparca del Lazio e della Tuscia Filippo Ortenzi, cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala.

D. Come mai la Chiesa di cui lei è vescovo rilancia il Diaconato femminile?

R. Il diaconato femminile è un'istituzione risalente al periodo apostolico, infatti ne parla San Paolo di Tarso che, nella Lettera ai Romani, scriveva: “vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencrea”. Proprio da questo scritto noi traiamo la deduzione che le diaconesse erano presenti ed attive fin dalle origini del cristianesimo. Dunque il diaconato femminile è addirittura ben precedente, all’istituzione del monachesimo che è nato in Occidente con San Benedetto ed in Oriente con Sant'Antonio, successivamente al III secolo dopo Cristo. Le discepole di Gesù, come un po’ tutte le donne che operarono nel cristianesimo delle origini erano tenute in grande considerazione dalle comunità dell’epoca.

Le loro testimonianze e i loro insegnamenti erano molto apprezzati. Un ruolo preminente lo ebbe, per esempio, Santa Maria Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama "l'Apostolo degli Apostoli". San Paolo (1 Tim. 3, 8-11) sui diaconi scrive: «Che i diaconi siano degli uomini onorati... che siano provati, e solo poi assolvano il loro servizio di diaconi. Che le donne parimenti siano onorate (semmai,), non maldicenti, sobrie, degne di fiducia in tutto. Che i diaconi non siano stati sposati che una volta».

D. Ma detto ordine è stato mai formalmente riconosciuto dalla Chiesa?

R. Sulla legittimità del servizio delle Diaconesse vi sono anche delle delibere conciliari, quale quella del Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 e quello di Costantinopoli del 692, concili ai quali formalmente ha partecipato anche la Chiesa di Roma, che però in seguito ha disapplicato e disatteso.

D. Quindi per la Chiesa Cristiana delle origini il Diaconato, sia maschile che femminile era

il primo grado dell'Ordine Sacro. Gli altri gradi erano il presbiterato e l'episcopato, R. Certamente, se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica ed Ortodossa (Chiesa indivisa del primo millennio) si leggerà chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale.

Tale consuetudine è rimasta nella Chiesa Ortodossa, anche se dal 1400 in poi molte Chiese dell'Est ne hanno fortemente limitate le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, lo ha abrogato fin dal VI-VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore.

D. Ma del diaconato femminile in Italia in epoche passate vi è rimasta memoria?

R. Vi sono sante italiane, venerate anche dalla Chiesa Cattolica Romana, che erano delle Diaconesse, anche se l a Chiesa tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro.                      

D. Ad esempio?

R. Le Sante romane Giulia, Typhena e Melania . Vi è poi il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant'Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché copatrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero.

D. Mi risulta però che in Russia, Romania, Bulgaria ed in altre Chiese Ortodosse non vi siano diaconesse.

R. Per la verità con il crescere del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse è caduta in desuetudine la diaconia femminile, ma non è stata mai formalmente abrogata. Non soltanto, vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarius, (Nettario), nel XIX secolo reiniziò a consacrare diaconesse, scegliendone diverse tra le monache del monastero da lui fondato. Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004.

D. Nell'antichità come venivano scelte le diaconesse?

R. Prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che per altro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ebbe la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa.

D. Come venivano viste le Diaconesse nella Chiesa antica e come vengono viste dall'Ortodossia attuale?

R. Per comprendere bene il ruolo e la funzione della Diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru dal titolo: La questione dell'ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale".Qui l'autore ci ricorda come "secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al "ministerium diaconiae"… è come un'anima in due corpi" . E' dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse, appartengono allo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell'Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire della documentazione perché si tende a sminuire e negarne il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione ... una specie di colf o sacrestana.

D. Come mai la vostra Chiesa si è caratterizzata in questi ultimi quattro mesi nel rilancio delle diaconesse?

R. Il rilancio delle Diaconesse è stato, fin dall'origine, uno dei punti caratterizzanti la Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, come ha più volte rimarcato il nostro amatissimo Metropolita Sua Beatitudine Alessandro I. Il nostro Primate, tra l’altro, è erede della tradizione ortodossa assiro-caldea del compianto mons. Leopoldo Adeodato Mancini, che per primo rilanciò detto ministero consacrando diacono la signora Marzia Vicenzi di Ala (TN). Madre Marzia, che è tra i membri fondatori della nostra Chiesa, in quanto decana della diaconia femminile nel nostro Paese, è stata ultimamente promossa ad Arcidiacono.

Ultima diaconessa consacrata dalla Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara di Roma. Nella Chiesa Ortodossa le donne sono presenti anche in altri ordini ecclesiastici minori quali l'Ipodiaconato ed il lettorato. Va ricordato che la prima donna Lettore della nostra Chiesa è stata ordinata a Roma ed è Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell'associazione laica di fedeli denominata L'Arca di Sant'Antonio Abate che si occupa prevalentemente della difesa del creato e contro la violenza agli animali".

 

 

dalla rivista settimanale  STOP del 28 giugno 2016

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http://www.atuttadestra.net/index.php/archives/310305

 

Chiesa Ortodossa: Ordinazione DIACONESSE

operai maria (2)Sabato 18 giugno a Roma, nella sala riunioni del Best Wester Blu Hotel Roma sito in Largo Domenico de Dominicis n. 4 l’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala Sua Beatitudine Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), unitamente a padre Filippo Ortenzi, Eparca del Lazio e delle Terre di Roma, ed altri membri del clero, ha provveduto alla consacrazione di diverse Diaconesse, all’ordinazione di un sacerdote, nella persona di un noto scrittore e giornalista, di alcuni diaconi ed Ipodiaconi e alla benedizione di almeno una coppia di fidanzati.

 

 

http://www.consulpress.eu/site/consacrazione-di-diaconesse/

 

 


C.O.I.A.

Consacrazione di Diaconesse

di , 5 giugno 2016

NUOVE DIACONESSE nella CHIESA ORTODOSSA ITALIANA 

L’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana AutocefalSua Beatitudine Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), unitamente a padre Filippo Ortenzi, Eparca del Lazio e delle Terre di Roma, ed altri membri del clero, provvederà alla consacrazione di numerose Diaconesse

operai maria (2)  Con la stessa Cerimonia si procederà altresì alla’ ordinazione di un Sacerdote, nella persona di un noto scrittore e giornalista, di alcuni Diaconi ed     Ipodiaconi e alla benedizione di alcune coppie di fidanzati.

 LA CERIMONIA SI SVOLGERA’ SABATO 18 GIUGNO, con inizio ore 11 ed avrà luogo nella sala riunioni del BEST WESTERN BLU HOTEL ROMA sito  in Largo Domenico de Dominicis n. 4 (per info: tel. 064382000 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Per accedere ad informazioni sulle attività ed iniziative della CHIESA ORTODOSSA ITALIANA si può visitare il sito:

www.chiesaortodossaitaliana.org/

 

 

Domenica 13 marzo A.D. 2016
 
Il giornale dell'Area Urbana
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Chiesa Ortodossa, a Cosenza cerimonia dedicata a San Jacque De Molay

Diversi i fedeli provenienti dalla provincia che hanno partecipato alla commemorazione.
 
COSENZA – Si è svolto domenica scorsa nella Cappella dedicata a Maria SS delle Grazie la cerimonia Commemorativa Dedicata a San Jacque De Molay, ultimo dei Gran Maestri Morto il 18 Marzo 1314; alla Liturgia Presieduta dal Vicario Episcopo,Mons. Athanasio appartenente alla Chiesa Ortodossa Italiana Guidata da S B Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), hanno partecipato i Cavalieri appartenenti all’Associazione Templare O.T.S. J. e diversi fedeli provenienti dal Intera Provincia tra essi anche il signor Valeri Roberto il quale e stato Consacrato Ipodiacono. Lo stesso proveniva dalla Città di Venezia venuto appositamente insieme al Suo Carissimo Amico Pietro Magni ad assistere e partecipare a tale evento glorioso. Al termine della liturgia vi e stata la deposizione dell’Icona di San Jacque de Molay devoluta ed offerta dal Associazione Templare Presente.

 

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Meluzzi in redazione: «Alla Chiesa cattolica


servirebbe un nuovo Concilio Vaticano»


Da Papa Francesco alle madri assassine:

il criminologo e vescovo della Chiesa ortodossa

ha risposto alle domande dei nostri giornalisti e dei nostri utenti


COSENZA - Nella redazione di Cosenza del Quotidiano questa mattina è ospite Alessandro Meluzzi. Il noto criminologo da qualche mese è anche vescovo della chiesa ortodossa col titolo di Sua Beatitudine Alessandro I.

Il forum è condotto dai giornalisti Michele Inserra, Maria Francesca Fortunato, Tiziana Aceto. In redazione anche padre Athanasio, il diacono Alfredo Mancuso e Antonella Ferrari.

GUARDA LE FOTO

Il testo integrale sarà pubblicato sul giornale di domani, 2 marzo 2016

Quale giudizio dà dell'opera di Papa Francesco?

«Papa Francesco di tutto ha parlato in questi anni, pace, famiglia, ma non della Chiesa. Non entra nel dibattitto teologico interno che era stato aggredito, forse senza grande successo, da Ratzinger. Credo che la Chiesa cattolica oggi, più che un pastore ecumenico abbia bisogno del Concilio Vaticano terzo».

Famiglia e matrimonio: cosa propone la chiesa ortodossa?

«Perchè i cristiani, il 50 per cento delle coppie, reduci da matrimoni falliti, debbono sentirsi cristiani di seconda categoria? L'unico risultato è l'allontanamento di queste persone. Gli ortodossi celebrano un secondo e un terzo matrimonio che non contraddice l'indissolubilità. La materia principale del sacramento del matrimonio è il corpo degli sposi e la loro sessualità, aperta alla riproduzione e alla vita. Il matrimonio celebrato e non consumato non è valido, giustamente. Voi pensate che il compito della Chiesa sia presidiare un matrimonio che magari a distanza di anni non c'è più o addirittura non c'è mai stato?».

Su questo però c'è un'apertura di Papa Francesco

«Vedremo. Per adesso però il sinodo non ha dato nessuna risposta. Spesso dipende dai parroci, il che significa essere in una sorta di anarchia».

Come è arrivato al mondo dell'ortodossia?

«Partendo da molto lontano. Io sono stato allievo di don Pierino Gelmini, molto amato anche qui a Cosenza. Lo conobbi al tempo del processo Muccioli. Fui ordinato diacono nel 2007 ma venni scomunicato per la mia appartenenza alla Massoneria. Io non ho mai rinnegato nulla dei miei vent'anni di massoneria, però avendo scoperto Cristo come dono più grande di tutti ho fatto la mia scelta. Il resto è stato tutto una diretta conseguenza, non ho mai fatto alcun atto scismatico nei confronti della chiesa cattolica, se mai è il contrario».

Essere psichiatra aiuta il primate?

«Il tema del curare prevale sul medicare nella chiesa ortodossa. Gesù guariva. Essere cristiani significa essere cristiano-terapeutici, come Gesù del resto che curava l'anima e curava il corpo, ed era figlio di un Dio talmente innamorato dell'uomo da permettergli di amarlo e di non amarlo. I grandi miracoli di Lourdes sono di quelli che tornano gioiosi di fronte al mistero, non tanto quelli che tornano guariti nel corpo».

Esistono parroci che magari all'insaputa del Vaticano si stanno avvicinando a voi?

«Il corpo è una cosa importante e l'ossessione della sessualità ha molto nuociuto alla chiesa cattolica. Perchè i seminari cattolici si riempiono di giovani, magari casti, ma con una evidente omosessualità? Questo crea una distorsione. Io credo che bisogna sentirsi liberi di fare i preti, senza però nessuna costrizione sessuale. In generale però l'ingombro del corpo è sempre stata una fatica per l'uomo: il sesso, il digiuno, la penitenza... ma avere moglie, in genere per un uomo, è una cosa buona o una cosa cattiva? Se dà felicità è una cosa buona. Tornando ai preti, per fortuna ce ne sono tantissimi eterosessuali. C'è chi ha una vocazione chiara e integerrima ma tantissimi altri hanno fidanzate e amanti. Ma non sarebbe meglio un buon padre di famiglia di un prete senza vocazione? La verità è sempre preferibile, e rende liberi e saggi».

Ma un prete sposato, come farebbe a dividersi tra famiglia e fedeli?

«Un medico non si dedica ai suoi pazienti, un insegnante ai suoi allievi, un infermiera ai suoi malati? E' un falso problema. Il problema vero è l'istituto stesso del patrimonio».

Qual è il vostro rapporto col perdono?

«Chiariamo che il perdono non è indifferenza. Il perdono implica l'esperienza del dolore. Ed è l'elemento costitutivo del sacramento della Misericordia, dove l'elemento fondante non è l'ascolto di un sacerdote, ma il perdono che arriva da Dio, e solo lui che può perdonare».

A Cosenza in pochi anni sono stati registrati casi di mamme che hanno ucciso i figli. Cosa ne pensa l'uomo di fede e lo psichiatra?

«Le mamme assassine ci sono sempre state. Quelli che sono cambiati sono i contesti. Oggi purtroppo è determinante la solitudine. Una volta intorno a una mamma che partoriva c'era tanta gente, cera la famiglia. Oggi invece queste donne spesso sono lasciate a se stesse, sole ed è molto alto il rischio che si sentano inadeguate».

Perchè le religioni spesso dividono?

«Mai. Le religioni devono unire. Io stesso sono venuto qui a Cosenza oggi a braccia aperte».

 

 

 

 

 

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Meluzzi in redazione al Quotidiano


Fai le tue domande con #meluzzirisponde


Il noto criminologo a Cosenza in visita pastorale nelle vesti di Sua Beatitudine Alessandro I.

Dalle 11.30 sarà nella nostra redazione


COSENZA - La redazione della cronaca di Cosenza apre le porte alla città. Giovedì dalle ore 10,30 alle ore 11,30 nella sede di piazza Bilotti forum con Alessandro Meluzzi. Il noto psichiatra e criminologo dallo scorso dicembre è arcivescovo della Chiesa ortodossa, con il nome di Sua Beatitudine Alessandro I, e si confronterà con i giornalisti Michele Inserra, Massimo Clausi, Maria Francesca Fortunato, Tiziana Aceto e Marco Cribari.

Attraverso i canali ufficiali del Quotidiano sui social network Facebook e Twitter i lettori potranno sottoporre le loro domande a Meluzzi e seguire le anticipazioni dei momenti salienti della discussione sul sito web de Il Quotidiano del Sud.

Per proporre domande è possibile utilizzare l'hashtag twitter #meluzzirisponde

Meluzzi nel pomeriggio di martedì (LEGGI) terrà una visita pastorale a Cosenza: alle 15, alla Casa delle Culture, è previsto un momento liturgico solenne e un momento di aggregazione e fraterna conoscenza personale fra i membri della comunità ortodossa che si stringerà attorno al primate. Previsto inoltre il saluto preliminare del metropolita e la consacrazione di un diacono e cinque ipodiaconi, seguiti dalla divina liturgia e dall’Agape fraterna.

 

 

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A Cosenza importante visita pastorale

della Chiesa Ortodossa Italiana

 

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Arriva il primo marzo alla Casa delle Culture di Cosenza il Metropolita Sua Beatitudine Alessandro 1°.

COSENZA – Alessandro I°, al secolo Alessandro Meluzzi, sarà presso l’Eparchia Mercurion guidata dall’Eparca Monsignor Athanasio (Francesco Rizzuti) della Chiesa Ortodossa Italiana. Le funzioni avranno inizio alle 14,45 con la consacrazione di un Diacono, cinque Ipodiaconi e due Lettrici, seguirà la divina Liturgia a cui prenderanno parte diversi fedeli che giungeranno dalle varie Eparchie Ortodosse Italiane presenti sul suolo nazionale e vari ospiti che si abbracceranno intorno alla fratellanza Cristiana.

Per maggiori informazioni si può consultare il sito: www.chiesaortodossaitaliana.org

 

 

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Chiesa Ortodossa, la nuova vita di Meluzzi 
Sua Beatitudine Alessandro I verrà a Cosenza 

Il Primo marzo visita solenne del neo arcivescovo: sì al matrimonio dei preti e dei divorziati, senza rinunciare alla professione e alle presenze televisive

di MICHELE INSERRA

Chiesa Ortodossa, la nuova vita di MeluzziSua Beatitudine Alessandro I verrà a Cosenza

Alessandro Meluzzi

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COSENZA – Da parlamentare di Forza Italia ai salotti televisivi, nelle vesti di psichiatra e criminologo. Dalla massoneria al vertice della Chiesa Ortodossa italiana. Sua Beatitudine Alessandro I, al secolo Alessandro Meluzzi, è pronto a sbarcare in Calabria.

L’esordio dell’Arcivescovo è previsto per il primo marzo a Cosenza. La visita pastorale di Meluzzi si terrà alla Casa delle Culture di corso Telesio, nel centro antico della città, e comprende un momento liturgico solenne e un momento di aggregazione e fraterna conoscenza personale fra i membri della comunità ortodossa che si stringerà attorno al primate. L’incontro avrà inizio alle ore 15 e prevede il saluto preliminare del metropolita e la consacrazione di un diacono e cinque ipodiaconi, seguiti dalla divina liturgia e dall’Agape fraterna presso un locale della zona.

Proprio il 23 dicembre scorso su proposta della Cancelleria il Santo Sinodo ha decretato che il Decanato del Mercurion sia istituito con giurisdizione sulla Calabria e la Lucania: a guidarlo è stato designato Padre Athanasio che è stato proposto per l'elevazione a Corepiscopo.

IL PERCORSO. E’ stato un iter religioso travagliato quello di Meluzzi. Era uno scomunicato a vita per la chiesa cattolica. Nonostante fosse uscito dalla massoneria nel 2003 non gli fu consentito di essere riconosciuto cattolico. La ritrovata fede non fu ritenuta sufficiente per rientrare nei “ranghi” della Chiesa cattolica. «Sono diventato ortodosso solo un anno fa - ha detto Meluzzi in una intervista al settimanale “Sorrisi canzoni e tv” - quando un vescovo cattolico mi voleva fare diacono ma ho scoperto che essendo stato massone fino al 2003, la Chiesa mi aveva messo al bando per sempre». Dopo essere stato ordinato prete ortodosso dieci mesi fa a dicembre scorso arriva la grande investitura: in punto di morte padre Adeodato Mancini, patriarca della Chiesa Occidentale Assiro Caldea lo ha nominato Arcivescovo. A rivelarlo in una apparizione in televisione era stato lo stesso Meluzzi. Una circostanza che aveva sollevato una serie di polveroni e persino una smentita ufficiale da parte della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta. A quanto pare, infatti, la Chiesa Occidentale Assiro Caldea, di cui Meluzzi fa parte, non sarebbe stata riconosciuta dalle autorità Ortodosse e sarebbe una sorta di "religione parallela". La risposta del prof non si fece attendere: «Capisco che il mondo ortodosso in Italia e non solo sia complicato e litigioso. Immagino mille obiezioni, ma noi non obbediamo a nessun patriarcato. Siamo una onlus con un marchio registrato. Lasciateci in pace a fare il nostro ministero. Se vogliono mi scomunichino pure, ma queste cose si risolveranno di fronte al padreterno. In Italia la libertà religiosa è un diritto garantito costituzionalmente».

Una decisione maturata da lungo tempo e che lo vede impegnato nella costruzione di un importante tempio ortodosso a Torino, città dove il professionista vive e lavora. Meluzzi ha atteso il capodanno ortodosso, per presentarsi alla comunità torinese nella nuova veste. Ora si appresta ad esordire in Calabria. Diffonderà il Vangelo della Chiesa ortodossa che rappresenta. Dal matrimonio dei preti (“Si può essere un buon pastore e contestualmente un buon padre di famiglia”), a quello dei divorziati (“La nostra Chiesa non presidia una unione che non c’è, ne benedice una che c’è).

Nel contempo continuerà a svolgere le sue attuali attività professionali, così come non mancheranno le sue apparizioni televisive. «A 60 anni - ha riferito al sito Tiscali - sono ormai come Paolo che in tarda età per continuare la missione di evangelizzazione cuciva le tende. Continuerò a fare il medico perché mi dà le risorse con cui vivo e con le quali potrò alimentare la mia poverissima Chiesa, e continuerò anche a comparire in tv se mi vorranno». Al prof Meluzzi le grandi sfide piacciono da vivere. E tanta gente in Calabria è pronto ad accoglierlo.

dal quotidiano online calabrese: REPORTAGEonline.it

Da sinistra nella foto padre Giuseppe Contarino, monsignor Ortenzi, al centro Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), monsignor Athanasio (al secolo Francesco Rizzuti) eparca del Sud Italia.

NEWS CALABRIA

Il 1° marzo il metropolita ortodosso a Cosenza

 

L’Eparchia del Mercurion della Chiesa ortodossa italiana annuncia per il 1° marzo la solenne visita pastorale a Cosenza del metropolita sua beatitudine Alessandro I, al secolo Alessandro Meluzzi.

La manifestazione si terrà presso la Casa delle Culture in via Telesio a Cosenza e comprende un momento liturgico solenne e un momento di aggregazione e fraterna conoscenza personale fra i membri della comunità ortodossa che si stringerà attorno al primate.

La visita avrà inizio alle 15 e prevede il saluto preliminare del metropolita e la consacrazione di un diacono e cinque ipodiaconi, seguiti dalla divina liturgia e dall’Agape fraterna presso un noto locale della zona.

 

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ALESSANDRO MELUZZI/ Sua Beatitudine benedice in diretta le coppie per San Valentino. Il ritorno delle Diaconesse Pomeriggio 5 | 11 febbraio 2016

 

 

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ALESSANDRO MELUZZI BENEDICE IN DIRETTA LE COPPIE PER SAN VALENTINO

IL RITORNO DELLE DIACONESSE

 

 

 

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ALESSANDRO MELUZZI BENEDICE IN DIRETTA LE COPPIE PER SAN VALENTINO (POMERIGGIO 5, 11 FEBBRAIO 2016) - Alessandro Meluzzi torna protagonista nella puntata di Pomeriggio 5 in onda quest''oggi, giovedì 11 febbraio 2016. Come ha annunciato Barbara D''Urso durante il promo, l''arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana Alessandro I benedirà alcune coppie in occasione di San Valentino, la festa dedicata agli innamorati che si celebrerà domenica. Meluzzi è un habitué dei programmi della D''Urso e più di una volta è stato ospite die suoi programmi per raccontare la sua conversione dopo l''allontanamento dalla Chiesa Cattolica a causa, a suo dire, della sua passata adesione alla Massoneria e della sua nuova vita dopo l''ordinazione a prebitero ortodosso avvenuta nel 2015 da mons. Adeodato Mancini in punto di morte. Nelle altre interviste Meluzzi ha anche raccontato come continui a svolgere la sua professione di psichiatra e anche come viene vissuto in famiglia questo suo impegno religioso.

 

 

 logo blitz  Intervista a S.B. Alessandro I°

 

Siamo stati abituati a vederla seduta in Parlamento, nei salotti tv in qualità di opinionista e psichiatra ed ora la vediamo con la tunica. Qual è il vero Meluzzi?

R: Che possa piacere o non piacere, è sempre lo stesso e uno solo: ricercatore d'amore e mendicante di verità. Un amore per la condizione divino-umana dell'uomo che non può non includere e mettere al centro il Divino nella storia umana. Se in una casa, in una famiglia o in una polis Dio non è al primo posto, è sempre tutto fuori posto. Intendo dire, insomma, che senza una prospettiva e un orizzonte nell'eterno, non vi è né cura dell'uomo, né ricerca della Verità e quindi neppure politica e buon governo.

Il che non significa naturalmente che le democrazie non debbano essere laiche, proprio perchè non possono non riflettere il pluralismo religioso e valoriale di una società complessa, che include tra l’altro anche l'agnosticismo e l’ateismo.

Come si è avvicinato alla Chiesa Ortodossa?

R: Oserei dire che è stata la Chiesa Ortodossa che si è avvicinata a me. Infatti la mia esperienza di cattolico di rito orientale della Chiesa Melchita, divenuto diacono all'ombra di uno dei miei principali maestri, Don Pierino Gelmini, Esarca mitrato della Chiesa Greco-Cattolica Melchita, si è interrotta quando, dopo la sua morte, la Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede mi ha comunicato che un ex massone da quasi 15 anni non poteva essere diacono, in quanto fuori dalla comunione con la Chiesa Cattolica per sempre. L'essere cristiano è un fatto di comunità e di comunione. Ho dovuto quindi ricercare una comunità ecclesiale che mi accogliesse con tutta la mia povera storia, e con cui celebrare in serenità il mistero dell'Eucarestia. Di qui l'incontro e l'accoglienza nella Chiesa Ortodossa Italiana e nell’espressione della Chiesa antica Orientale di P. Adeodato Mancini.

L'ortodossia e Putin. Crede che ci potrà essere un incontro tra voi e Mosca?

R: L'incontro con Mosca nel nostro caso sarebbe con il Patriarca di tutte le Russie Kirill, uno dei grandi leader spirituali del nostro tempo, il cui ruolo giganteggia ancora di più dopo l'incontro con il Romano Pontefice. Ritengo la Chiesa Ortodossa Russa la vera madre di ogni ortodossia cristiana con i suoi 160 milioni di fedeli e una straordinaria tradizione ecclesiale e teologica, che insieme alla grande filosofia e letteratura russa, fa di questo popolo il vero argine della civiltà cristiana in questo terzo millennio e di Mosca, come profetizzato da Soloviev o da Berdjaev, la vera terza Roma dopo Roma e Bisanzio.

A questa luce si comprende anche il ruolo di Vladimir Putin sullo scenario planetario, che insieme alle sue indiscutibili capacità, ne fa il più grande leader geopolitico di questo primo ventennio del XXI secolo. Per ciò che ci riguarda, vi è un cordiale dialogo fraterno quotidiano con la Chiesa Ortodossa Russa nella sede di Torino, leggibile sui nostri siti web.

Cosa pensa del suo "corrispettivo" nella Chiesa Cattolica, Papa Francesco.

R: Considero Papa Bergoglio un grande leader storico, sintesi di un'antica e profonda intelligenza gesuita e la teologia della liberazione latino-americana del XX secolo. Il suo terzomondismo, che sta destrutturando una certa curialità romana, e perturbando l'episcopato italiano, abituato a una permanente alleanza tra trono e altare, probabilmente lascerà la Chiesa Cattolica alla fine di questo pontificato irreversibilmente diversa dal suo inizio.

Credo che questo complessivamente sia un bene, anche se turba molti benpensanti. Apre tra l'altro definitivamente lo spazio a un vero pluralismo religioso in Italia, simile a quello di altri grandi paesi occidentali, come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, che un certo conformismo clericale nazional-popolare aveva sempre rifiutato. Ma la ricchezza delle diversità migliora, io credo, il rapporto tra i cittadini e la dimensione del sacro.

Alla base dell’” unum sint” ecumenico c'è una pluralità di approcci e rappresentazioni che garantisce, nella centralità di un unico Cristo, un corpo mistico unitario in cui ogni membra, anche la più piccola e periferica, dà un contributo alla costruzione del tempio e regno di Dio in questo mondo. Per la mia personale sensibilità teologica, contenuta peraltro in più di venti monografie edite da case editrici cattoliche (OCD, Piemme, Edizioni Paoline), ho molto amato Joseph Ratzinger, il più profondo teologo e filosofo cattolico degli ultimi 5 secoli.  

Crede che la Chiesa Ortodossa possa avere un rilevante seguito in Italia?

R: Credo che alcuni aspetti delle tante chiese ortodosse presenti in Italia (rumena, russa, bulgara, ucraina, del Patriarcato di Costantinopoli, greca, per non contare tutte le chiese antico-orientali) e tra queste la Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala che prega, parla e annuncia il vangelo in italiano, abbiano peculiarità che possano arricchire le sensibilità cristiane e pastorali degli italiani. Per esempio nel valore di un clero sposato e con famiglia, e che come San Paolo non rappresenta una burocrazia separata bisognosa di IOR vari, ma capace di auto mantenimento con il lavoro personale. Oppure la prassi di celebrare un secondo o terzo matrimonio religioso, anche penitenziale, “per economia teologica” senza passare attraverso mortificanti e anacronistici tribunali ecclesiastici.

Per non parlare poi delle forme dell'Eucarestia, della preghiera e di una profonda sensibilità mistica al ricevimento del vangelo e della vita dei sacramenti. Una dimensione che considera, per esempio, il peccato, inevitabile nella nostra condizione umana, non tanto un reato per cui essere giudicati e magari perdonati, ma una malattia profonda del se' che può essere curata. E che vede quindi la chiesa più come un medico che come un tribunale. Per non parlare poi della fine di alcune storiche esclusioni, tutte cattoliche, e post risorgimentali, verso mondi massonici, carbonari, mazziniani, socialisti o repubblicani, che hanno scavato in Italia storici fossati e muri anacronistici tra laici e credenti.

La politica italiana può avere un ruolo nell'ortodossia?

R: Io credo che la rivendicazione di pluralismo religioso tra italiani, di cui la Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala è portatrice, guardi al mondo politico con due richieste. La prima è di mantenere sempre, nella costruzione di un nuovo umanesimo, la persona umana al centro di ogni scelta e di ogni progetto. Non le cose, le strutture, i capitali o i mezzi o le ideologie, ma le persone, nella loro irriducibile pluralità, da vedere sempre come vero fine e obiettivo della politica che, come ebbe a dire un pontefice romano, è la più altra forma di servizio. E poi lo sguardo a quei valori non negoziabili che riguardano la difesa della vita in tutte le sue forme, che la deliberazione congiunta in trenta punti tra il Patriarca Kirill e Papa Francesco ha posto come base del dialogo planetario tra Ortodossia e Cattolicesimo Romano. E a questi irrinunciabili trenta punti a cui anche la Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala guarda, come punto di giunzione storica e di unità per una profezia di un mondo futuro segnato dal valore della pace, ma anche di quella ricerca della Verità, senza la quale non vi può essere nessuna vera libertà e neanche una condizione umana degna di questo nome. Questi trenta punti sono il puro progetto di lavoro della nostra piccola ma vitale comunità ecclesiale, presente in venti regioni. Non voglio dimenticare neanche che questa Chiesa Ortodossa Autocefala, cioè autonoma, si definisce italiana. Anche perché ricorda che nell’universalità cristocentrica dell’essere chiesa, vi è un sentire nazionale che fa parte della storia millenaria di questo straordinario popolo. Di una penisola gettata a ponte da Dio tra l’Europa e il centro del Mediterraneo. Senza una salda tradizione di valori autenticamente nazionali, com’è nella tradizione ortodossa, non vi può essere nessun vero ecumenismo e neanche nessun confronto fecondo con l’Europa e con le sfide della globalizzazione. Proprio perché una pianta senza radici cadrà al primo vento e temporale della storia. 

 

 

 

Intervista a Sua Beatitudine Alessandro I pubblicata sul sito della Parrocchia di Torino della Chiesa Ortodossa Russa

 

Ambrogio:

Caro Alessandro,

permettimi di intavolare con te una conversazione in spirito amichevole e fraterno, senza troppi formalismi clericali e – malgrado le nostre barbe – senza peli sulla lingua.

Da un paio di mesi a questa parte, l’accostamento degli ortodossi al tuo nome ha creato una buriana mediatica non indifferente, che ancora non accenna a calmarsi, e che mette noi poveri parroci ortodossi nella scomoda posizione di dover spiegare continuamente che cosa ci accomuna e che cosa non ci accomuna... se io ho il privilegio di vivere nei tuoi paraggi, e di conoscerti da anni, immagina l’imbarazzo di tanti miei confratelli che a mala pena ti hanno visto qualche volta in televisione. Sento che c’è un bisogno di chiarezza, e credo che questa chiarezza se la aspettino (e forse se la meritano pure) in primo luogo i non pochi cristiani ortodossi che vivono in Italia.

Credo che la maggior parte dei problemi nasca dall’accostamento di un singolo nome. Se invece di un ente che si definisce “ortodosso”, tu ne rappresentassi uno che si definisce “apostolico”, “vetero-cattolico” o quant’altro, credo che non ci sarebbero stati molti sospetti di liaisons dangereuses, e verosimilmente anche alcune polemiche.

Puoi dunque spiegarmi come si inquadra il termine “ortodosso” nella tua esperienza religiosa e in quella di chi fa riferimento a te come leader?

Alessandro:

La parola “ortodosso” si inquadra verosimilmente nell’etimologia più letterale del termine: ortodossia come retta dottrina. Questa dimensione, oltre al riferimento ad una corretta orto-prassi cristiana, fin dalle sue origini evangeliche rimanda inequivocabilmente alla definizione che ne ha dato anche la storia della chiesa e la teologia ecclesiologica. E riferisce, quindi, anche per ciò che ci riguarda la piena adesione ai canoni scritturali della rivelazione – anche deuterocanonica – e alla teologia dei sette grandi concili, oltre che naturalmente all’eterna lezione dei Padri della Chiesa d’Oriente e d’Occidente: a partire da Ignazio di Antiochia, il grande Atanasio per arrivare fino ai tempi della scolastica, passando attraverso i Padri Cappadoci come Massimo il Confessore, Origene, Evagrio o Gregorio Palamas, fino ai tempi presenti di Simeone il nuovo teologo e mille altri a te e agli fratelli ortodossi ben noti. Le mie venti monografie di contenuto teologico facilmente reperibili testimoniano – credo – per chiunque le voglia esaminare l’ortodossia dottrinaria dei miei poveri pensieri editi da case editrici cattoliche quali LDC, Piemme, OCD (dell'ordine dei carmelitani scalzi), Cantagalli etc. Come ben si vede, anche per la chiesa ortodossa italiana autocefala la distanza dottrinaria dalle chiese ortodosse titolate e canoniche non è abissale. Come dimostra anche la prassi della celebrazione liturgica nella forma di san Giovanni Crisostomo e san Basilio.

Ambrogio:

Pur vivendo in un paese in cui “ortodosso” non è un marchio registrato, e tutti lo possono usare liberamente, credo che possiamo essere d’accordo che un nome racconta una storia, spesso in un modo molto vivido. Ora, lo sapevi che il nome che avete scelto per il vostro ente ha per lo meno 60 anni di storia? Nel 1958 (tu avevi tre anni e io ero ben lungi dal venire a questo mondo) un personaggio del vagantismo episcopale, Clemente Sgroi di Catania, si proclamava “vescovo della Chiesa Ortodossa Italiana”. In seguito portò il suo movimento nel Patriarcato di Costantinopoli, dove finì i suoi giorni come arciprete, e dove purtroppo la sua esperienza non ha avuto una continuità diretta (anche se è rimasta come punto di riferimento storico).

Spesso una storia è anche il racconto di un lignaggio, o di una filiazione spirituale. La maggior parte dei vescovi indipendenti si preoccupa di far notare la propria successione apostolica, spesso sottolineando una quantità di linee di successione differenti (io ho sempre trovato la cosa un po’ ridicola, un equivalente clericale della collezione di figurine, francobolli o cose simili). Noto invece con curiosità che non solo tu non vanti pubblicamente linee di successione, ma non hai neppure dichiarato chi ti ha consacrato all’episcopato! Una scelta personale, una strategia pastorale, o che altro?

Alessandro:

Il fatto di non contemplare linee di successione episcopale è legata sia ad una scelta personale che ad una strategia pastorale. Le uniche ascendenze storiche che la nostra chiesa attuale italiana vanta sono quelle attraverso una trasmissione lineare da padre Leopoldo Adeodato Mancini, che tu hai ben conosciuto, e da alcuni successori per vie complesse dell’esperienza di Antonio de Rosso e della sua chiesa di Aprilia a Campo di Carne. Approdati all’attuale configurazione giuridica data dal certosino lavoro di padre Filippo Ortenzi, cancelliere della nostra chiesa, e al suo articolato entourage. Come ben si vede, si tratta di ascendenze entrambe spurie: una, quella di Leopoldo Adeodato Mancini, fondatore di una chiesa assiro caldea pre-calcedoniana, scaturita da due vescovi della diaspora irachena e l’altra di ascendenze ortodosse le cui origini patriarcali e discendenze sono state da tanti rivendicate. Proprio per questo, considerata anche la loro eterogeneità che non esclude una grande ricchezza teologica e spirituale, abbiamo preferito che la nostra realtà ecclesiale apparisse come un atto fontalmente e originariamente fondativo alla luce della Grazia dello Spirito e in una dimensione più pneumatologica che genealogica della successione apostolica. Posso certificarti che le mani che sono state distese su di me, anche in fasi successive, appartengono a sicuri uomini di Dio, al di là di tutte le sterminate e inutili discussioni che potrebbe suscitare il loro pedigree. Certamente più spirituale che veterinario. D’altra parte la trasmissione apostolica, come anche giganti della teologia ortodossa quali Bulgakov ricordano, assomiglia più alla Pentecoste del Paraclito che ad una dinastia o alla trasmissione interpersonale di un virus.

Ambrogio:

In questi ultimi tempi ho letto non solo molti dei commenti sulla tua scelta religiosa, ma anche le inevitabili critiche, inclusa una critica teologica che in sé espone idee abbastanza ragionevoli, ma pecca di una fallacia logica di base: fa di te un vescovo ortodosso secondo la sua prospettiva (il famoso argomento dell’uomo di paglia), poi passa a trovare gli elementi nei quali tu non rientri in questa prospettiva, e conclude dichiarandoti non ortodosso e non ecclesiale. È proprio per questo che insisto che tu possa chiarificare la tua visione ecclesiale, in modo che si possa discutere sulla base delle tue convinzioni, e non di preconcetti altrui.

Esiste però una critica che mi è stata comunicata personalmente, e che non ha nulla di teologico. Alcune giurisdizioni indipendenti lamentano una perdita di membri del loro clero, passati sotto la Chiesa ortodossa italiana per ragioni che non ho potuto valutare, ma tra le quali non me la sentirei di escludere la possibilità di una maggiore visibilità mediatica. La cosa è in sé piuttosto triste, e può generare un comprensibile risentimento. Come risponderesti a quest’ultimo genere di critica?

Alessandro:

Purtroppo la peregrinazione tra confessioni “ortodosse” rappresenta non solo uno degli aspetti più tristi ma anche più ridicoli tra uomini che dovrebbero consacrare la propria vita al servizio dell’unico vangelo e alla celebrazione del mistero eucaristico e cristocentrico di ogni Chiesa. Devo dire, citando Paolo ai Romani, che ritengo di gran lunga più utile annunciare il vangelo dove questo non è ancora stato recepito piuttosto che usufruire di fondamenti altrui. Ma se questo problema c’è stato tra Pietro e Paolo figuriamoci se non potrà essere tra noi, piccoli miseri uomini. Auguriamoci comunque che le dinamiche dell’amore reciproco, di accoglienza, di perdono e della fede nell’unico Cristo prevalgano sulle umane miserie. Guardiamo, ad esempio, alla forza profetica di uomini come Paolo VI o al patriarca Atenagora o alla miracolosa e profetica dichiarazione scaturita dall’incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill. Questi, io credo, sono gli esempi ai quali ogni uomo di Dio e di chiesa costruita sull’inabitazione della santissima Trinità debba guardare piuttosto che a logiche di bottega.

Ambrogio:

Tra le nostre amicizie comuni, padre Adeodato Mancini è senza dubbio quello che più evoca in noi ricordi positivi. Noi lo ricordiamo – e lo ricorderemo sempre – come un benefattore e uno dei più cari amici della nostra parrocchia. Ora, un punto che ci coinvolge direttamente è la tua affermazione di essere stato elevato da lui al presbiterato. Mi piacerebbe capire la dinamica di quest’evento, dal tuo punto di vista. Poiché padre Adeodato è stato una persona davvero buona (cosa che non si può dire – purtroppo – di tanti ortodossi, canonici e non), e poiché mi ha fatto partecipe di molte confidenze sul suo processo di riavvicinamento alla Chiesa di Roma, mi dispiace che possa essere accusato di incoerenza, o di scarsa serietà, su quel cammino indubbiamente complicato.

Alessandro:

Padre Leopoldo Adeodato Mancini è morto ed è stato sepolto con i suoi paramenti episcopali di vescovo ortodosso che aveva originalmente rielaborato nella predicazione e nella prassi. La sua ordinazione nella tradizione delle chiese antico orientali è stata ricevuta a Parigi nel 1992. Circa alla forza, al valore e al contenuto di quell’ordinazione ho svolto personali indagini – anche in loco – che mi hanno fatto confortare sulla scelta di affidare a lui la scelta radicale del mio essere presbitero e poi episcopo. Circa al suo rapporto con la chiesa di Roma, in particolare su ciò che attiene al destino del suo monastero di sant’Antonio abate, preferisco stendere un velo di carità. D’altra parte le storie ecclesiastiche sono piene di eroismi e di miserie. Certamente egli fu un uomo che aveva interamente affidato alla parola di Gesù e alla celebrazione del mistero eucaristico la piena cristocentricità della sua vita. Così come altri maestri di vita, teologia e pratica teorica. E voglio ricordare padre Pierino Gelmini, esarca mitrato della chiesa melchita cui dovetti la mia ordinazione diaconale per mano di Isidoro Batica nel 2007, il maestro Gianni Baget Bozzo, grande mistico e cristologo, e la lezione teorica indiretta di un grande profeta dell’ecumenismo di dopodomani, Raimon Panikkar, al cui studio devo molto di ciò che sono.

Ambrogio:

Nella società fluida contemporanea, anche le cifre sono usate con una fluidità impressionante. I numeri di fedeli delle chiese sono una perfetta epitome del detto, popolarizzato da Mark Twain, sulle tre forme di menzogna: “le bugie, le dannate bugie e le statistiche. Mi sono permesso un sobbalzo (poche cose ormai mi fanno sobbalzare) quando ho letto che annunci i fedeli della Chiesa Ortodossa Italiana come “due-tremila”. Poiché dici che questi sono essenzialmente italiani, ebbene, nelle mie non poche ricerche sociologiche sul fenomeno dell’Ortodossia in Italia, posso dire che la capacità di attrarre migliaia di italiani all’Ortodossia si è praticamente estinta con i fenomeni degli anni ’60 in Piemonte e in Veneto, dove parroci cattolici ribelli riuscivano ancora a tirare con sé verso la Chiesa ortodossa centinaia di parrocchiani. Ora una cosa simile sarebbe pressoché impossibile, per cui quando sento di un movimento appena costituito che vanta fino a tremila fedeli, mi viene la tentazione di mettere il mio ponte a New York in vendita... Pensi che riusciremo a ridimensionare (anche per compassione verso i poveri sociologi della religione) queste cifre, e magari determinare chi sono i fedeli e chi i semplici partecipanti a funzioni, simpatizzanti e/o interessati?

Alessandro:

Circa il numero di 2/3 mila fedeli devo essere preciso. Non essendovi registri, in verità neppure nella chiesa cattolica, tolti quelli battesimali, di coloro che possono essere considerati regolarmente praticanti dell’eucarestia, l’unico vero centro della vita ecclesiale in qualsiasi forma, esso è dedotto realisticamente dal numero di coloro che con qualche regolarità partecipano alle funzioni della nostra chiesa in Lazio, Calabria, Veneto, Lombardia, Emilia e Piemonte. Si tratta naturalmente di cifre approssimative ma in qualche modo risuonanti con gli accessi regolari al nostro sito chiesaortodossaitaliana.com che ha raggiunto in certe giornate il numero di 12 mila accessi, oltre che l’attività del nostro punto telegram della chiesa ortodossa italiana, del consiglio nazionale ecclesiastico e del santo sinodo. Questi dati sono ampiamente verificabili da chiunque abbia dimestichezza col web.

Ambrogio:

Beh, se per questo anche il nostro sito parrocchiale sta arrivando a una media di 500 visitatori (non solo accessi, proprio visitatori) al giorno, ma non mi sentirei mai di dichiarare che tutti frequentano con una certa regolarità la parrocchia... Piuttosto, mi incuriosisce la tua apertura verso la Chiesa ortodossa russa, come dichiari a proposito di una “partenza da Mosca e ritorno a Mosca” nella recente intervista a Luca Telese. Ovviamente, ne sono interessato a livello personale, dato che mi trovo indegnamente a rappresentare una parrocchia di questa Chiesa a Torino, ma forse ho una ragione che va ancora più indietro nel tempo. Sono entrato nella Chiesa ortodossa attraverso il Patriarcato di Mosca non perché a quel tempo fossi particolarmente russofilo, ma perché era la Chiesa che trattava con maggior rispetto gli ortodossi italiani. Poi, come in tutti i matrimoni felici, il rapporto si è approfondito, e ora non me ne separerei per nessuna ragione. Mi permetti di pressarti un poco su questo tema, e di chiederti un resoconto più dettagliato della tua comprensione dell’Ortodossia russa?

Alessandro:

Considero l’esperienza della chiesa ortodossa russa di gran lunga la più significativa di tutto il composito e plurimo mondo dell’ortodossia. Preferisco un cammino a ritroso, partendo dalla mia personale passione per la teologia russa, maturata attraverso qualche visita al Saint-Serge di Parigi e la conoscenza di Olivier Clément. La mia formazione teologica in campo ortodosso si è costruita con maestri come Pavel Evdokimov e Bulgakov. Per non parlare di grandi profeti come Berdjaev, Solov’ev, Florenskij, maestro di scienza e di teologia oltre che martire e padre della chiesa. Per non dimenticare la mia giovanile frequentazione di Dostoevskij e le sue matrici mistiche e religiose. Guardando alla storia, poi, la mia adesione alle origini e agli approdi dell’attuale patriarcato di tutte le Russie mi fa dire che esso rappresenta il principale argine non solo per l’autentica fede cristiana a livello planetario ma anche la rappresentazione originale e profetica di un vangelo modernamente annunciato a tutti gli uomini, al di là dei confini del suo mondo storico e irrinunciabilmente nazionale. Devo dire che l’esito dell’incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill ha questo sapore profetico. Non posso non aggiungere, anche se ai confini di questa trattazione, che il ruolo svolto su un piano geopolitico globale dalla cultura russa non può non farmi aderire al pensiero per cui davvero nelle prospettive presenti Mosca, dopo Roma e Bisanzio, sia diventata per coloro che hanno recepito il vangelo nella potenza dello spirito la terza Roma del terzo millennio. Lo dico con cuore e ragione. Vi saranno mille e una ragione, caro Ambrogio, per conoscerci meglio e approfondire.

Ambrogio:

Ci sono tanti altri argomenti che mi piacerebbe approfondire con te... noterai che non ho fatto cenno al delicato problema della “doppia appartenenza” massonica dei cristiani, su cui pure ci sarebbe tanto da dire. Spero che vorrai concedermi di proseguire con un’altra conversazione, se la cosa può farti piacere, e soprattutto se sarà interessante per chi ci legge. Mille problemi e incomprensioni possono essere risolti semplicemente dialogando con rispetto e cortesia, e non abbiamo bisogno di permessi speciali per trattarci bene gli uni gli altri: questo fa già parte delle cose che il nostro Signore ci ha comandato di fare.

Alessandro:

La mia esperienza nella massoneria è tanto limpida che quando decisi di andare in sonno nel 2003, anni prima di ricevere in Siria il dono del diaconato per umiltà, obbedienza e disciplina alla chiesa che mi ordinava, fui tanto esplicito da scriverci un intero capitolo del mio libro “L’infinito mi ha cercato”, edito da Piemme. Come ben si vede, non c’è niente di occulto o di nascosto, né devo confermare se nella ventennale esperienza al Grande Oriente ho udito qualcosa che contraddicesse o offendesse la fede cristiana, ricevuta col battesimo. Quando un pronunciamento della Congregazione della fede nel 2012 mi comunicò che non potevo essere diacono in quanto ex massone sentii l’ineludibile necessità di cercare una comunità di fratelli che mi accogliesse per celebrare fraternamente e serenamente il mistero di Gesù eucaristico, crocifisso e risorto, che si fa carne e sangue, pane e vino per la vita eterna e la salvezza del mondo. La chiesa ortodossa italiana autocefala è per me in questo momento questa comunità fraterna, cristocentrica ed eucaristico-centrica per i doni dello Spirito che fa nuove tutte le cose. Non posso che abbracciare con fraternità l’amicizia che ci offri nell’amore e nella speranza di un’unica divina Trinità. Che come ebbe a ripetere Florenskij, tra inabitazione della Trinità in noi e la vita eterna o la Geenna del fuoco senza speranza non c’è neppure lo spazio per un capello. Ed è in questo spazio esiguo che come fratelli in Cristo in quanto figli dell’unico Padre e illuminati dal vangelo dell’unico Spirito non possiamo non tendere ad incontrarci e accoglierci. Caro padre Ambrogio, con antica fraternità padre Alessandro, affido la nostra amicizia anche alla protezione della Panaghia deipara e tutta pura vergine e madre di Dio.

 

 

 

 

 

 

ALESSANDRO MELUZZI/ Sua Beatitudine benedice in diretta le coppie per San Valentino. Il ritorno delle Diaconesse Pomeriggio 5 | 11 febbraio 2016

http://ultima-ora.zazoom.it/news/1173632/alessandro-meluzzi-sua-beatitudine-benedice-in-diretta-le-coppie-per-san-valentino-il-ritorno-delle-diaconesse-pomeriggio-5-11-febbraio-2016

http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2016/2/11/ALESSANDRO-MELUZZI-Sua-Beatitudine-benedice-in-diretta-le-coppie-per-San-Valentino-Pomeriggio-5-11-febbraio-2016-/678671/

http://www.sannioportale.it/public/articoli/alessandro-meluzzi-sua-beatitudine-benedice-in-diretta-le-coppie-per-san-valentino-pomeriggio-5-11-febbraio-2016-234984.asp

 

 

Die Welt ( il Mondo)  è uno dei quotidiani più letti in Germania. Alcuni giorni fa gli inviati del prestigioso giornale hanno voluto intervistare il nostro Primate Alessandro l anche perché in tutta Europa si sente forte il bisogno di spiritualità. Si tratta di un Messaggio, quello di Alessandro, che viene percepito non solo in Italia ma in diverse parti del Vecchio Continente come denso di significati veri e profondi.   
Per questo motivo il pezzo giornalistico realizzato da Die Welt  ha voluto essere introspettivo ed  ha voluto scavare a fondo nel cuore del nostro Primate. Il risultato è stato un articolo di spessore  che offriamo subito ai nostri visitatori nella lingua in cui è stato pubblicato: il tedesco.  Già domani in giornata dell'articolo daremo la traduzione in italiano.
Antonio Parisi
 
PANORAMA 

ITALIEN

02.02.16
 

Der Psychiater, der zum Kirchenoberhaupt wurde

Alessandro Meluzzi ist TV-Star und einer der bekanntesten Psychiater Italiens. Seit Kurzem steht er als Seine Seligkeit Alessandro I. einer orthodoxen Kirche vor. Denn die Katholiken wollten ihn nicht.

Von Tobias Bayer,Turin

Das ist doch einmal ein Karrieresprung. Vom Katholiken und Psychiater, der häufig im italienischen Privatfernsehen auftritt und sich dort zu blutigen Kriminalfällen auslässt, zum Primat der orthodoxen Kirche. TV-Star Alessandro Meluzzi darf sich seit Kurzem Seine Seligkeit Alessandro I., Erzbischof Italiens und Exarch von Ravenna und Aquileia nennen. Er ist Oberhaupt der Chiesa Ortodossa Italiana, der rund 4000 Gläubige angehören.

"Ein normaler Glaubensweg", sagt Meluzzi lapidar. Er sitzt hinter einem massiven Holzschreibtisch in seiner Turiner Praxis. Mitten im Raum eine Liege für Patienten, in der Ecke ein antiker Globus, direkt vor sich ein Miniaturkreuzritter. An den Wänden hängt Ikonenmalerei. Weißer Bart, weißes Haar – der 60-Jährige erinnert ein wenig an einen gut gelaunten Karl Marx. Mit verschmitzten Augen lugt er durch eine filigrane rote Brille hindurch, die auf seiner Nasenspitze wiegt.

Er erklärte die Abgründe der menschlichen Seele im TV

"Medial hat das wie eine Bombe eingeschlagen", sagt Meluzzi. Zeitungen, Zeitschriften, das Fernsehen. Alle hätten sie bei ihm angerufen. Wie entfesselt sei

die italienische Presse gewesen. "Hätte ich mein Geschlecht geändert und wäre zur Frau geworden, die immer noch einen Bart wie der Weihnachtsmann trägt, dann hätte das weniger Aufsehen erregt." Dann fügt er an: "Ich kann mich nicht verstecken. Wenn die Musik aufspielt, dann muss ich tanzen."

Vom Psychiater zum Kirchenoberhaupt. Wirklich überraschend ist der Medienhype darum keineswegs. Meluzzi ist einer der bekanntesten, vielleicht sogar der bekannteste Psychiater Italiens. Der Autor von rund 20 Büchern leuchtet seit mehr als einem Vierteljahrhundert im Fernsehen die Abgründe der menschlichen Seele aus. Wortgewaltig, universalgelehrt, provokant. In einem Halbsatz kann er von der Philosophie Martin Heideggers zum italienischen Talkshow-Trash überleiten. Und das so unterhaltsam und pointiert, dass der Sprung niemandem auffällt.

Er ist Stammgast in der Sendung "Quarto Grado", in der ungeklärte Verbrechen diskutiert werden. Morde, Vergewaltigungen, Entführungen. Vermeintliche Tatwaffen, DNA-Spuren und grobkörnige Aufnahmen von Sicherheitskameras. Moderator ist der investigative Journalist Gianluigi Nuzzi, der mit seinem Enthüllungsbuch "Alles muss ans Licht: Das geheime Dossier über den Kreuzweg des Papstes" über Finanzmauscheleien den Vatikan aufgescheucht hat.

Seit Mitte Dezember pendelt Meluzzi nicht mehr allein zwischen Turiner Praxis und Mailänder TV-Studio hin und her, sondern reist mit einer goldenen Mitra auf dem Kopf und einem Krummstab durchs ganze Land. In seiner Heimatgemeinde Albugnano d'Asti liest er sonntags die Messe. In Rom weiht er Priester. Anfang März ist er im kalabrischen Rende auf Gemeindebesuch.

Es gibt Dutzende orthodoxe Kirchen. Die griechische, die russische, die ukrainische, die bulgarische, die rumänische, die moldawische. Das Patriarchat von Konstantinopel, von Serbien oder von Georgien. Die Chiesa Ortodossa Italiana ist ein winziger Ausschnitt aus dieser riesigen Glaubenswelt. Ihre Mitglieder sind fast ausschließlich Italiener. Der Gottesdienst wird auf Italienisch gehalten. Die Kirche ist autokephal. Das bedeutet: Sie ist unabhängig und bestimmt ihre Vorsteher selbst.

Ihre Wahl fiel Ende 2015, durchaus überraschend, auf Meluzzi. "Ich nahm sie mit Demut an. Ich habe mich von der Vorsehung leiten lassen." Die Chiesa Ortodossa Italiana verbietet ihren Priestern im Gegensatz zur katholischen nicht die Ehe. Meluzzi ist mit einer Südamerikanerin verheiratet und hat mit ihr eine Tochter. Seine Frau ist katholisch. Das werde sie auch bleiben. "Sie wohnt aber den Messen bei. Sie begleitet mich mit großem Verständnis."

„Ich bin ein Liebessuchender und ein Bettler nach Wahrheit“
Alessandro Meluzzi
Oberhaupt der Chiesa Ortodossa Italiana

Meluzzis Biografie zeigt, dass die Wege des Herrn wirklich unergründlich sind. "Ich bin ein Liebessuchender und ein Bettler nach Wahrheit", sagt Meluzzi. Er ist von unersättlicher intellektueller Neugier und spirituellem Verlangen getrieben. "Meine Psychiaterkollegen können mich gerne einen Paranoiker, einen Besessenen, einen Bipolaren oder einen Euphoriker schimpfen. Ich überlasse ihnen gerne das Urteil. In großer Zuneigung", sagt Meluzzi und schmunzelt.

Meluzzi studierte Psychologie. Mehrere Jahre lang leitete er den psychologischen Dienst im Turiner Viertel Mirafiori, wo das große Fiat-Werk steht. So wurde er hautnah Zeuge vom Drama der italienischen Industrie. Von der Angst um den Arbeitsplatz. Und vor dem sozialen Abstieg. "Die Italiener sind, bei allem kreativen Chaos, für das sie in der Welt berühmt sind, ein Volk von Menschen, das immer noch der bäuerlichen Idee von der Stabilität anhängt. Ein Volk der Sparer, mit intakten Familien und einer geringen Mobilität", sagt Meluzzi. "Diese Sicherheiten werden durch die Moderne und die Postmoderne erschüttert. Und darunter leiden die Menschen."

Weil er Freimaurer war, warf Rom ihn raus

In den 80er-Jahren trat er einer Freimaurer-Loge bei. In den 90er-Jahren engagierte er sich politisch. Zuerst bei der Partei Forza Italia von Silvio Berlusconi, dann bei der Bewegung von Francesco Cossiga. Er zog in beide Kammern des Parlaments ein. In all den Jahren beschäftigte er sich schon mit Theologie. In seiner Suche nach Gott driftete der Katholik Meluzzi zusehends gen Osten. Sein Leitstern wurde Don Pierino Gelmini, der der Melkitischen griechisch-katholischen Kirche vorstand. Das ist eine griechische Kirche, die den römisch-katholischen Ritus beachtet.

2012 fragte ihn ein katholischer Bischof schließlich, ob er sich nicht zum Priester weihen lassen wollte. Doch Rom hatte etwas dagegen. Die Glaubenskongregation, die Nachfolgebehörde der Inquisition, stoppte Meluzzi und begründete das damit, dass er Freimaurer war. Und das, obwohl er 2003 aus der Loge ausgetreten war. "Absurd", schimpft Meluzzi rückblickend.

Es ist der Schlüsselmoment, in dem er beschließt, der katholischen Kirche den Rücken zu kehren. "Wenn ich das nicht getan hätte, dann hätte ich mich in einer fortwährenden Sünde befunden. Das wäre genauso, als ob Sie sich einem Arzt anvertrauen, der Ihnen sagt, dass jede Hoffnung verloren ist. Man kann einem Menschen nicht die Hoffnung nehmen." Sehr schmerzvoll sei der Augenblick gewesen. "Und sehr einsam." Er sei zu diesem Schritt gezwungen worden. "Ich habe das Schisma nicht ausgelöst. Das war schon die katholische Kirche, die mir die Tür gewiesen hat."

Geht die eine Tür zu, dann geht die nächste auf. "Ich setzte meinen Weg fort. Wie immer zuvor in meinem Leben." Adeodato Leopoldo Mancini, Bischof einer orthodoxen assyrisch-chaldäischen Kirche, schloss den verstoßenen Katholiken Meluzzi in die Arme. Mancini, der inzwischen verstorben ist, weihte Meluzzi im vergangenen Jahr zum Priester. Und nur ein paar Monate später klopfte die Chiesa Ortodossa Italiana an.

Seitdem sind nicht einmal zwei Monate vergangen. Doch Meluzzi braucht nicht lange, um sich in der Rolle des Kirchenhaupts zurechtzufinden. Er hat sich schon einen Vier-Punkte-Reformplan zurechtgelegt. Vier Themen will er zusammen mit anderen Kirchen, auch der katholischen, angehen. Sie lauten: Ökumene, Klerikalismus, Zölibat und Freimaurer.

Ökumene? "Es muss Schluss sein mit diesem Klein-Klein, mit diesen gegenseitigen Exkommunikationen. Einheit ist das, was wir brauchen." Klerikalismus? "Dass es einen Klerus gibt, der nichts anderes macht, als für die Kirche zu arbeiten, steht im Widerspruch zur Lehre des Apostels Paulus." DasZölibat? "Es besteht kein Grund, warum ein verheirateter Mann kein hervorragender Priester sein kann." Die Freimaurer? "Es kann doch nicht sein, dass es für alle Rettung gibt. Und nur für die Freimaurer nicht. Das muss ans Tageslicht gebracht werden. Ich hoffe da auf den brüderlichen Geist, den Papst Franziskus gegenüber allen zu hegen scheint."

All das muss Meluzzi irgendwie in seinen jetzt schon überquellenden Terminplan zwängen. Er beendet das Interview. Denn er wird im Gefängnis erwartet. "Für ein psychiatrisches Gutachten." Danach hetzt er von Turin nach Mailand ins TV-Studio und wieder zurück. In all der Hektik hat er aber noch eine Idee für die Überschrift des Artikels. Auf Deutsch sagt er: "Wie wäre es mit: ,Der neue Dostojewski'? Oder gar: ,Der neue Luther'?" Er schmunzelt und ist aus der Tür.

Das ist doch einmal ein Karrieresprung. Vom Katholiken und Psychiater, der häufig im italienischen Privatfernsehen auftritt und sich dort zu blutigen Kriminalfällen auslässt, zum Primat der orthodoxen Kirche. TV-Star Alessandro Meluzzi darf sich seit Kurzem Seine Seligkeit Alessandro I., Erzbischof Italiens und Exarch von Ravenna und Aquileia nennen. Er ist Oberhaupt der Chiesa Ortodossa Italiana, der rund 4000 Gläubige angehören.

"Ein normaler Glaubensweg", sagt Meluzzi lapidar. Er sitzt hinter einem massiven Holzschreibtisch in seiner Turiner Praxis. Mitten im Raum eine Liege für Patienten, in der Ecke ein antiker Globus, direkt vor sich ein Miniaturkreuzritter. An den Wänden hängt Ikonenmalerei. Weißer Bart, weißes Haar – der 60-Jährige erinnert ein wenig an einen gut gelaunten Karl Marx. Mit verschmitzten Augen lugt er durch eine filigrane rote Brille hindurch, die auf seiner Nasenspitze wiegt.

Er erklärte die Abgründe der menschlichen Seele im TV

"Medial hat das wie eine Bombe eingeschlagen", sagt Meluzzi. Zeitungen, Zeitschriften, das Fernsehen. Alle hätten sie bei ihm angerufen. Wie entfesselt sei

LO PSICHIATRA CHE DIVENNE PATRIARCA

Alessandro Meluzzi è una star della televisione ed è uno dei più famosi psichiatri in Italia. Ora è divenuto Sua Beatitudine Alessandro l, Arcivescovo della Chiesa Ortodossa. Questo perché i cattolici non lo hanno voluto.

Che salto di carriera. Da cattolico e da psichiatra che fa le sue apparizioni in televisione, dove commenta sanguinosi casi criminali, al primato della Chiesa Ortodossa Italiana. Si tratta della star della TV Alessandro Meluzzi che da poco può chiamarsi Sua Beatitudine Alessandro I, Arcivescovo d’Italia, Eparca di Ravenna ed Aquileia. E’ il capo della Chiesa Ortodossa Italiana, alla quale appartengono circa 4000 fedeli.
“Un normale percorso di fede” afferma Meluzzi lapidario. Siede dietro una massiccia scrivania in legno, nel suo studio di Torino. Al centro della stanza un lettino per i pazienti, nell’ angolo un antico mappamondo, proprio davanti a se la miniatura di un cavaliere crociato. Sui muri vi sono delle Icone. Con la barba bianca e i capelli bianchi, il sessantenne Meluzzi ricorda un po’ un Karl Marx di buon’umore. 
Con gli occhi maliziosi guarda attraverso un occhiale dalla montatura rossa, che ondeggia sulla punta del naso. “Dal punto di vista mediatico questa vicenda ha colpito come una bomba” dice Meluzzi. "Quotidiani, riviste, la televisione. Mi hanno chiamato tutti. I media italiani si sono scatenati". 
“Se avessi cambiato sesso e fossi diventato donna avrei suscitato meno scalpore” e aggiunge “ ora non mi posso tirare indietro, quando attacca la musica, devi ballare” .
Dal fare lo psichiatra a Capo della Chiesa, la grande pubblicità dei media non sorprende affatto. Meluzzi è uno dei più famosi, forse il più noto, psichiatra d’Italia. Autore di circa 20 libri, illumina in televisione, da più di un quarto di secolo, gli abissi dell’animo umano. 
Portentoso nel parlare, dotato di una erudizione enciclopedica, appare il più delle volte provocatorio. In una mezza frase può passare dalla filosofia di Martin Heidegger ai talk show della televisione italiana. È ospite fisso nella trasmissione “quarto grado”, dove vengono discussi gialli irrisolti, omicidi, assassini, stupri e rapimenti. Vi vengono fatte ipotesi sulle armi usate per realizzare il reato, le tracce di DNA ed esaminate le riprese sgranate delle telecamere di sicurezza.
Dalla metà di dicembre Meluzzi non fa più solo il pendolare tra lo studio torinese e lo studio televisivo milanese ma viaggia con mitra dorata sulla testa ed il pastorale per tutto il Paese. 
Nella sua comunità di Albugnano d’Asti, di domenica, celebra la divina liturgia. A Roma ordina i sacerdoti.
A marzo renderà visita alla comunità di Rende, in Calabria. Ci sono dozzine di chiese ortodosse, la greca, la russa, l’ucraina, la bulgara, la rumena, la moldava. Il Patriarcato di Costantinopoli, della Serbia ed anche della Georgia. La Chiesa Ortodossa Italiana è una parte minuscola di questo enorme mondo di credenti. I suoi fedeli sono quasi esclusivamente italiani. La chiesa è autocefala. Ciò significa che è indipendente e determina i suoi capi autonomamente. La scelta,avvenuta alla fine del 2015, cadde in maniera sorprendente su Meluzzi. 
“La nomina l’ho accolta con umiltà, mi sono lasciato guidare dalla provvidenza”dice. La Chiesa Ortodossa Italiana non vieta ai propri preti il matrimonio, al contrario della Chiesa Cattolica. Meluzzi è sposato con una sudamericana ed ha una figlia con lei. Sua moglie è cattolica e ha intenzione di rimanerlo “però è presente alle liturgie, mi accompagna con grande comprensione”. 
Meluzzi ha studiato medicina. Per diversi anni ha diretto il servizio psichiatrico nel quartiere torinese di Mirafiori, dove si trovano i più grandi stabilimenti della FIAT. Così divenne testimone immediato del dramma dell’industria italiana. Della paura dei dipendenti di perdere il posto di lavoro e del conseguente declino sociale. “Gli italiani sono, a dispetto di tutto il loro estro creativo per il quale sono famosi nel mondo, un popolo di persone ancora attaccato al concetto contadino della stabilità. Un popolo di risparmiatori, con le famiglie intatte e scarsa mobilità” dice Meluzzi. “Queste sicurezze vengono scosse dalla modernità e dalla postmodernità e le persone soffrono per questo”.
Negli anni 80 entrò nella massoneria. Negli anni 90 si avvicinò alla politica, prima in Forza Italia con Silvio Berlusconi e poi nel movimento di Francesco Cossiga. E' stato eletto parlamentare sia alla Camera che al Senato. 
Già in quegli anni si occupava di teologia. La sua stella era don Pierino Gelmini, che presiedeva la Chiesa Melchita di rito Greco-cattolico.
Nel 2012 un vescovo cattolico piemontese gli chiese se non avesse voluto essere ordinato nel rito latino. Roma però aveva qualcosa in contrario. La Congregazione della dottrina della fede, il Sant’uffizio, fermò l’ordinazione di Meluzzi motivandola con il fatto che era stato iscritto alla massoneria. E ciò sebbene già nel 2003 fosse uscito dalla Loggia mettendosi in sonno. “Assurdo” dice Meluzzi arrabbiato.
È questo il momento chiave nel quale decide di voltare le spalle alla Chiesa Cattolica. “Se non l’avessi fatto mi sarei trovato in peccato continuo”. “Sarebbe come affidarsi ad un medico che ti comunica che ogni speranza è persa; non si può togliere ad un essere umano la speranza”. Meluzzi si è sentito costretto a questo passo “non ho provocato io lo scisma”. “Era la Chiesa Cattolica- aggiunge- che mi aveva già indicato la porta”. Meluzzi si è preparato un piano di riforma articolato in quattro punti. Vuole affrontare quattro temi insieme ad altre chiese, anche con quella cattolica. Meluzzi vuole occuparsi di Ecumenismo, dei problemi del clero, del celibato e di quanti aderenti alla massoneria vogliono avvicinarsi ai sacramenti.
Tutti questi impegni Meluzzi li deve far entrare nella sua già fitta agenda. Terminata l’intervista deve subito andare via. Infatti è atteso in carcere per una “perizia psichiatrica”; dopo deve correre da Torino a Milano in uno studio televisivo e poi tornare a casa. 
Nonostante la fretta ha però un idea per il titolo dell’articolo. In tedesco mi suggerisce: “Cosa ne pensi se scrivessimo “ Il nuovo Dostoevskij ?“o addirittura “ Il nuovo Lutero?” sorride compiaciuto e se ne va.

TRADUZIONE DELLA PROFESSORESSA CHRISTINA MARIA ZUM FELDE E DI EUGENIO PARISI

 

 

 

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STATUE COPERTE, MELUZZI: "QUOD NON FECERUNT BARBARI, FECERUNT BARBERINI. OCCIDENTE HA 2 MALATTIE"

 

Statue coperte, Meluzzi: "Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Occidente ha 2 malattie"
27 gennaio 2016 ore 12:34, Lucia Bigozzi
“Stiamo entrando in una società sottomessa all’Islam, a valori antitetici a quelli della nostra tradizione giudaico-cristiana. Grottesco mettere in scatola la Venere capitolina”. E’ un j’accuse senza veli, quello che Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, lancia all’Occidente “malato mentale” nella conversazione con Intelligonews, analizzando l’indignazione dell’opinione pubblica per la vicenda delle statue con le mutande in Campidoglio durante la visita di Rouhani. 
 
Dalle mutande alle statue capitoline per rispettare la sensibilità di Rouhani, alla questione gay fino alle violenze di Colonia. Siamo in una società sessuocentrica, che riscopre la propria identità solo e sempre sul sesso?
 
«Direi che prima di sessocentrica, stiamo entrando in una società sottomessa a dei valori che sono antitetici a quelli della nostra tradizione, liberale, post-illuminista, dell’Italia e dell’Europa giudaico-cristiane. Questa sottomissione all’Islam ci sta portando a situazioni tragiche come quella di Colonia o grottesche come quella della Venere capitolina messa in scatola. Tutto questo ha a che fare con tre aspetti culturali e psicologici assolutamente devastanti»
 
Quali? 
 
«Il primo è un certo tipo di opportunismo italiota, per il quale si è pronti a qualsiasi compromesso al ribasso pur di trarre dalla situazione qualche presunto vantaggio, magari del tutto immaginario e comunque a discapito della dignità, del buon senso e talvolta anche della convenienza; perché, come direbbe chi si intende di affari: niente in una contrattazione è peggio che calare immediatamente le braghe o apparire opportunisti al limite del cialtronismo. La seconda considerazione è quella di un realismo da domestici che spinge ad essere più realisti del re e quindi, come acutamente ha commentato Rouhani che evidentemente ha per il suo popolo la stoffa di un leader accorto e anche furbo quella fesseria lui non l’ha chiesta e, forse, neppure gradita»
 
Il terzo aspetto?
 
«La terza considerazione è l’assoluta incapacità di assegnare, alzandoli come una bandiera, ai propri valori e identità un minimo di reciprocità e simmetria: mentre noi togliamo i crocifissi dalle scuole, rinunciamo a celebrare il Natale e mettiamo la dieta Halal negli asili, il mondo islamico ci invade e non vuole sapere nulla neanche di assumere gli aspetti minimali della convivenza con noi che siamo ancora - per ora - la maggioranza numerica ma non più quella culturale e simbolica». 
 
Se avessero tolto i crocifissi, l’Occidente si sarebbe indignato come ha fatto per le statue capitoline nascoste?
 
«Se per Occidente si intende la cultura anglosassone e americana, va detto che l’Occidente è afflitto da due malattie mentali: una è il buonismo; l’altra è il politicamente corretto. Il buonismo è il voler apparire buoni ad ogni costo, anche e soprattutto quando essere buoni concilia perfettamente con i grandi ideali e i porci comodi, senza nessuna vera affermazione di principi. Il politicamente corretto è l’affermazione della totale cultura dell’indistinto: perché nessuno si senta diverso, occorre che venga meno ogni distinguo in una notte oscura in cui, come direbbe Hegel, tutti i gatti sono grigi, salvo gli integralisti e gli intolleranti che, a questo punto, hanno ottimo gioco a menare la danza, senza alcuna resistenza efficace»
 
C’è chi la legge come una strana indignazione e comunque un risveglio tardivo che alla fine si concentra su una polemica fine a se stessa. Qual è la sua valutazione? 
 
«Credo, però, che questa indignazione non sia inutile. Credo ci sia in questo momento una larghissima maggioranza in Italia che comincia ad avere seriamente paura della sottomissione all’Islam, parola araba che giustappunto vuol dire ‘sottomissione’ all’Islam. Ritengo quindi che anche questa cosa che può sembrare una tardiva fesseria, quale è effettivamente, pur nella sua dimensione grottesca e quasi comica oltrechè totalmente antiestetica, abbia contribuito - come qualche volta accade nella storia – a risvegliare qualche coscienza, facendola sbucare dagli scatoloni della nostra passività e stupidità molto più pericolosi di quelli in cui hanno chiuso sette culi di marmo scolpiti duemila anni fa. Come qualcuno ha detto: ‘quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini’ quando distrussero i marmi del Colosseo. Questa volta, forse, l’hanno fatto i ‘renzini’, i ‘franceschini’ o probabilmente qualche altra specie non ancora conosciuta o magari semplicemente nascosta, di cretini»

 

 

 

 

 

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Sabato 23 gennaio A.D. 2016

In merito a presunte scomuniche

Le precisazioni di Antonio Parisi, noto scrittore, storico, giornalista, direttore, docente Universitario titolare di cattedra presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università San Giovanni ed esperto in questioni religiose, sgombrano il campo da alcune illazioni su presunte scomuniche.

Antonio Parisi

Da alcuni giorni si rincorrono su alcuni organi di stampa notizie su una presunta “scomunica “ di Alessandro l° (al secolo Alessandro Meluzzi) da parte di alcune organizzazioni ecclesiali ortodosse.

A tal proposito si precisa quanto segue:

Alessando Meluzzi all’inizio degli anni 90 incominciava un silenzioso ed intenso percorso di fede con Don Pierino Gelmini, strada culminata nella ordinazione diaconale greco–cattolica in Siria avvenuta nei primi anni di questo nuovo millennio.

Nel 2015 questa progressione arricchitasi di oltre 10 anni di studi universitari teologici è sfociata poi nel presbiterato ad opera di padre Leopoldo Adeodato Mancini, Patriarca ecumenico della Chiesa Ortodossa Assiro-Caldea per l’Europa, recentemente tornato alla Casa del Padre in odore di Santità.

A seguito di questo a novembre 2015 i membri della Chiesa Ortodossa Italiana lo nominavano Vescovo e quindi lo eleggevano Primate della loro organizzazione ecclesiale.

Organizzazione questa che ha propri statuti, propria organizzazione e propria gerarchia nelle 20 regioni italiane.

La Chiesa Ortodossa Italiana ha quindi un dibattito teologico interno ed un esame delle tematiche ecclesiali e della vita di tutti i giorni nonché propri rapporti istituzionali italiani ed internazionali, esattamente come ogni Chiesa autonoma ed autocefala.

La Chiesa Ortodossa Italiana in questa ottica sta intraprendendo il percorso che la porterà al riconoscimento da parte dello Stato Italiano.

Dunque Alessandro l° non ha mai dichiarato che la sua chiesa appartenga ad altra organizzazione ortodossa che non sia quella della CHIESA ORTODOSSA ITALIANA.

D’altra parte l’universo delle Chiese Ortodosse nel mondo in generale e in Italia in particolare vede operare decine di chiese ortodosse nazionali e non, tutte indipendenti le une dalle altre.

Spesso alcune di queste vivono in uno stato di permanente litigiosità tra di loro con accuse e ripicche a volte, anche pesanti, che determinano il mancato riconoscimento reciproco oltre ad accuse le più fantasiose e varie.

Per capire il clima, basti ricordare che la scissione Ortodossa dalla chiesa Cattolica diede luogo, oltre 900 anni fa, ad un reciproco anatema tra le due Istituzioni, cancellato solo ai tempi di Papa Paolo VI.

A Gerusalemme nella Chiesa del Santo Sepolcro questa litigiosità impedisce da circa un secolo di spostare una scala a pioli per problemi di competenza tra le diverse chiese Ortodosse e i Cattolici.

La sciagurata scala ha dato luogo addirittura a scazzottate tra preti ortodossi e frati cattolici.

Ebbene la CHIESA ORTODOSSA ITALIANA gemmata dall’esperienza profetica di padre Leopoldo Adeodato Mancini, vuole essere una nuova Istituzione ecclesiale finalizzata a vivere l’Ortodossia ed il Cristianesimo nella sua declinazione orientale, definita “il secondo polmone del Cristianesimo” dal grande Papa Giovanni Paolo ll.

Tutto questo lo si intende in uno spirito di fraternità, amore ed ecumenismo.

La Chiesa Ortodossa Italiana non vuole litigare con alcuno, non vuole denigrare i fratelli in Cristo e qualsiasi altro essere vivente.

Circa la “scomunica” di cui si ciancia a più riprese su alcuni media occorre osservare che per esserne colpiti, occorre far parte della organizzazione che lancia l’anatema.

Alessandro l° non ha mai affermato di far parte di altre realtà ecclesiali ortodosse e men che mai di aver ricevuto scomuniche da chicchessia tra le Chiese Patriarcali cattoliche o ortodosse.

Allo stesso modo in cui esistono tanti partiti politici, esistono tante Chiese ortodosse.

Può, per esempio, un partito decretare l’espulsione dalle file di un partito concorrente di un iscritto alla formazione avversaria?

A quale titolo dunque si parla di scomunica di Meluzzi da parte di una Chiesa concorrente?

Si tratta ora di dover tutelare la onorabilità pubblica della Chiesa Ortodossa Italiana e dei suoi fedeli da ogni diffamazione e quindi si procederà nelle apposite sedi legali contro quanti in maniera impropria parlano della Chiesa Ortodossa Italiana, della sua vita ecclesiale e dei suoi membri.

Antonio Parisi      (Portavoce della Chiesa Ortodossa Italiana)

 

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