Le riflessioni teologiche del Primate Alessandro I°...

 

 

Trasformare la morte in vita

 

La pagina della Lettera agli Ebrei che oggi leggiamo richiama la liturgia istituita da Mosè, per ordine di Dio, come rendimento di grazie per il dono della Legge: il sangue di capri e vitelli, offerti in sacrificio, con il quale il sacerdote aspergeva l’altare e il popolo, purificava-santificava nella carne coloro che erano contaminati dal peccato.

Gesù sostituisce questo sacrificio con l'offerta di sé sulla croce; non si tratta solo di un sacrificio di espiazione che purifica dai peccati.

L’Eucaristia costituisce infatti la chiave d’accesso alla comunione con Dio. Bisogna ricordare che per il perdono dei peccati Cristo ha già istituito la Riconciliazione.

Nella cornice di una cena, la novità di Gesù: Dio non si propone più di governare l'uomo attraverso un codice di leggi esterne, ma di trasformare l’uomo immettendogli la sua stessa vita.

La novità di un Dio che non spezza nessuno, spezza se stesso; non chiede sacrifici, sacrifica se stesso; non versa la sua ira, ma versa "sui molti" il proprio sangue, santuario della vita. In quella sera, il cibo vita e festa sono uniti da un legame strettissimo.

Spesso trasformiamo l’ultima Cena in un'anticipazione triste della passione che incombe, mentre Gesù fa esattamente il contrario: trasforma la cronaca di una morte annunciata in una festa, una celebrazione della vita.

Quella cena prefigura la resurrezione, mostra il modo di agire di Dio: dentro la sofferenza e la morte, Dio suscita vita. E Gesù ha simboli e parole a indicare la sua morte ma soprattutto la sua infinita passione per la vita: questo è il mio corpo, prendete; e intende dire: vivetene.

 

+++ Mons. Alessandro Meluzzi

Primate della Chiesa Ortodossa Italiana con il nome di Alessandro I°

Arcivescovo d'Italia

Vescovo di Ravenna e Aquileia

Gran Cancelliere dell'Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo