LA "PREGHIERA DI MANASSE"

 

(Quaderni di Spiritualità ortodossa dell'Università O.S.G.C.- 2015  Prof. Maximus Giusio)


Accolta da molte Chiese ortodosse come canonica (in alcuni casi come "Odi capit. 12"), la "Preghiera di Manasse merita qualche approfondimento particolare per i suoi ricchi significati. Detta "orazione di Manasse Re di Giuda" o "orazione di Manasse", è una breve preghiera penitenziale contenuta nell'antica versione greca della "Septuaginta". È attribuita a Manasse, re di Giuda (687-642 a.C.), e la sua composizione trae spunto da un episodio narrato nel Secondo libro delle cronache (v. 2Cr33,18). Manasse, in ebraico:מנשה בן-חזקיה, Menasheh ben Hizqiyah (700 circa – 642 a.C.),, fu re di Giuda, figlio e successore di Ezechia e di sua moglie Hephzibah.

Divenne re, secondo alcune fonti (peraltro controverse) quand'era bambino, all'età di dodici anni, e regnò dal 687 circa a.C. al 642 a.C.  o al 643 a.C. Malgrado la lunghezza notevole del suo regno, si sa ben poco della sua vita. Annullò le riforme del padre Ezechia, portando l'adorazione idolatrica di dèi cananei nel tempio di Gerusalemme, ragion per cui è condannato dall'autore dei Libri dei Re.È stata composta nella diaspora ebraica probabilmente nel II-I secolo a.C. o nei primi secoli dell'era cristiana.

Il 30 agosto 2004 a Hierapolis di Frigia (Turchia), alcuni archeologi italiani, dell'università di Cà Foscari di Venezia, fecero un sensazionale ritrovamento su una parete nascosta di una stanza sotterranea di una casa privata, di un'iscrizione risalente al V - VI secolo, recante il testo greco della preghiera di Manasse. Si trattava probabilmente di un testo parietale per l'esercizio del rito della penitenza, forse davanti a un monaco 'confessore', oppure rimanderebbe, secondo la nostra tesi, a un rituale esorcistico.


Oltre a questi testi, la tradizione assira aggiunge inoltre i Salmi 152 - 155 e il Secondo  libro di Baruc, databile intorno al 90 d.c., apocrifo dell'Antico Testamento, pseudoepigrafo di Baruc, ritenuto 'segretario' di Geremia durante l'esilio babilonese del VI secolo a.C.: scritto su un prototesto semitico perduto, ci è pervenuto in siriaco, in greco e in paleoslavo. È di origine giudaica; presente nella Peshitta, è accolto nel canone della Bibbia siriaco. Appartiene al genere apocalittico.Alcune tradizioni aggiungono le Odi di Salomone.


E' poi inserito nel canone di molte Chiese ortodosse anche il Salmo 151, la cui importanza merita un approfondimento particolare. Riportando questo salmo i Settanta scrivono che il salmo è attribuito a Davide ed è fuori dalla numerazione; a lungo gli studiosi ritennero che il salmo fosse una composizione originale dei compilatori della traduzione dei Settanta. Tuttavia tra i manoscritti di Qumran furono trovati due corti salmi ebraici che sembrano alla base del Salmo 151, circostanza che pare confermarne la risalenza.

Il salmo 151 insieme ai Salmi 152-155 vengono anche chiamati i "cinque salmi apocrifi di Davide". Per l'ortodossia il Salmo 151 riveste un sgnificato particolare.Il titolo riporta che è stato scritto da Davide dopo la sua battaglia con Golia. Il testo racconta come Davide fosse il più piccolo tra i suoi fratelli, ma Dio lo scelse per essere unto re.

Continua ricordando come Davide uccise Golia con la sua stessa spada.

 Prof. Maximus Giusio, corepiscopo, teologo, consultore