Le riflessioni teologiche del Primate Alessandro I°...

 

 

L’imprevedibilità dello Spirito

 

La domenica di Pentecoste è la naturale conclusione del tempo di Pasqua. Solo con la discesa dello Spirito Santo (Gv 15,26-27; 16,12-15), la Chiesa si espone al mondo e parla le lingue diverse degli uomini come ci ha detto la prima lettura. Lo Spirito è quella persona che rende Cristo presente nel cuore di ogni uomo.

Lo Spirito è il frutto dell'Amore del Padre verso il Figlio. Senza lo Spirito Santo, non esisterebbe la Chiesa.

I sacramenti si celebrano grazie all'azione dello Spirito Santo. Solo nello Spirito possiamo pregare e dire: "Padre".

Quando ci sentiamo liberi dentro, quando vinciamo il nostro egoismo, quando sentiamo dentro la gioia di servire i nostri fratelli e sorelle, lo Spirito opera in noi.

Lo Spirito è vita, libertà, fiducia, speranza, testimonianza. Grazie allo Spirito, siamo donne e uomini in pienezza.

San Paolo ci dona nella seconda lettura un elenco dei frutti della carne e di quelli dello Spirito. Amore, pace, gioia, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé sono i frutti dello Spirito Santo.

Lo Spirito ci aiuta ad essere attenti, imprevedibili, a cogliere i segni dei tempi presenti nella Chiesa di oggi e nella nostra vita.

Aperti al desiderio di novità, di cambiamento fuori di noi e dentro di noi, perché lo Spirito ci aiuta ad essere persone nuove.

Ogni nostro progetto può essere cambiato.

La nostra vita è varia ed è difficile riuscire a pianificarla, perché all'improvviso qualcosa può non funzionare.

Siamo chiamati ad avere delle prospettive di vita di fondo, ma poi lasciarci guidare dalla novità che lo Spirito porta con sé.

Lo Spirito ci fa resistere alle pressioni della massa, assumendo un atteggiamento di autocritica nel nostri confronti e della realtà che ci circonda.

Ci aiuta a discernere la realtà attuale, per vedere il positivo e compiere scelte profetiche. Gesù parla di Spirito Paraclito, cioè il Consolatore.

Oggi un ministero da vivere è proprio questo: consolare.

E' l'ascolto dei drammi, delle fatiche delle persone. Basta fermarsi e saper ascoltare, perché la voglia di raccontarsi è grande.

Chiediamo che lo Spirito Santo susciti in noi il gusto di vivere la propria fede in un servizio gratuito ai fratelli.

Lo Spirito Santo scende e ci dona la grazia di essere persone libere, capaci di novità e aperte all'imprevedibilità..

 

+++ Mons. Alessandro Meluzzi

Primate della Chiesa Ortodossa Italiana con il nome di Alessandro I°

Arcivescovo d'Italia

Vescovo di Ravenna e Aquileia

Gran Cancelliere dell'Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo