Le riflessioni teologiche del Primate Alessandro I°...

 

I Cristiani hanno un sol corpo

 

La scorsa domenica abbiamo sentito Gesù parlare del proprio rapporto con chi crede in lui, paragonandolo a quello di un buon pastore, tutto dedito al bene del suo gregge.
Chiaramente è una similitudine, non risulta egli abbia mai posseduto una pecora, e noi non siamo un gregge.
Ma il nostro rapporto con lui è così particolare che lo si può spiegare soltanto per approssimazione, con paragoni utili, seppur inadeguati. Ecco perché egli stesso ricorre anche ad altri paragoni, tra cui quello della pianta da frutto: un ramo dà i suoi frutti sino a quando resta saldamente attaccato al tronco, se ne viene separato inevitabilmente secca e perde la sua funzione. “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”.
Gesù ama scegliere i suoi riferimenti tra le cose più semplici, quelle della comune esperienza. Si pone così nella tradizione degli scritti biblici, rispetto ai quali però introduce sempre una novità.
Già in passato i profeti si erano avvalsi del paragone della vite, ma avevano sempre parlato di una vigna nella sua globalità, assunta a rappresentare il popolo di cui Dio si prende cura. Gesù invece parla della singola pianta, la vite, e considera non il popolo ma i suoi singoli componenti, evidenziando il suo stretto rapporto con ciascuno di loro.
Manifesta così che, pur se insieme formiamo una comunità, il rapporto con Dio rimane essenzialmente un fatto personale.
Con l’Incarnazione di Gesù, Dio che si innesta nell’umanità e in ciascuno di noi, è accaduta una cosa straordinaria: il vignaiolo si è fatto vite, il seminatore seme, il vasaio si è fatto argilla, il Creatore creatura.
Con Cristo Gesù viene operata una conversione teologica unica in tutta la storia delle religioni e non solamente nella fede biblica. Il passaggio dalle molte viti che formano la vigna del Signore all’unica e sola vite.
Quelle antiche, anche se molte, erano viti non vere, non buone, incapaci di produrre frutti di verità. Producevano frutti di superstizione. Ora la vigna di Dio è composta di una sola vite vera.
Ma anche il nuovo popolo di Dio non è fatto di molti corpi, ma di un solo corpo: il Corpo di Cristo Gesù. La vita eterna è solo in questo corpo. Chi è fuori di esso, è carente di vita eterna.
Ogni vita fuori di questo corpo, mai potrà essere vita eterna. E’ vita secondo la terra, non è vita che discende dal Cielo. E’ vita pensata dagli uomini.

+++ Mons. Alessandro Meluzzi

Primate della Chiesa Ortodossa Italiana con il nome di Alessandro I°

Arcivescovo d'Italia

Vescovo di Ravenna e Aquileia

Gran Cancelliere dell'Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo