Le riflessioni teologiche del Primate Alessandro I°...

 

 

Dopo lo scandalo Gesù inizia una nuova fase

 

Il brano che oggi leggiamo, Mc.6,7-13, segna l’inizio di una nuova tappa nel cammino di formazione dei discepoli di Gesù. Il rifiuto subìto nella sua patria non ha per nulla fermato lo slancio di Gesù che, anzi, comincia ad allargare il campo del suo insegnamento nella regione circostante: l’incredulità che ha destato è nata dalla chiusura dei suoi compaesani di fronte ad un Dio che si manifesta nella normalità della carne umana. 

Di fronte alla mancanza di fede, Gesù non fa sfoggio della sua divinità: con maggiore consapevolezza rimane fedele al suo cammino dentro l’umanità, per mostrare che la forza di Dio, il suo Amore, sta nella debolezza.

Proprio quando il suo insegnamento e la sua presenza cominciano a suscitare “scandalo”, egli passa ad una nuova fase del suo progetto: aveva cominciato a chiamare i suoi discepoli (Mc.1,16-20), poi aveva fatto dei Dodici una comunità perché stessero con Lui e per mandarli ad annunciare con l’autorità di scacciare i demoni(Mc.3,13-19). Se fino a questo momento essi lo hanno accompagnato ascoltandolo insegnare e vedendolo agire, adesso Gesù comincia a mandarli.

Il loro programma è quello stesso di Gesù: come lui vanno ad annunciare; egli condivide con loro “l’autorità sugli spiriti impuri” ed essi hanno lo stesso suo successo, è Lui il fondamento della loro missione. Gesù li manda “due a due”: certo per motivi concreti, per dare rilevanza giuridica alla loro testimonianza, ma certamente perché questo risponde al progetto di Dio di fare dell’umanità una comunione di Amore. 

Non si può annunciare l’Amore se non amando: solo chi lo sperimenta può annunciarlo. Nessuno può pretendere di annunciare da solo un'esperienza che non può che essere di dialogo e di condivisione di esperienze diverse. 

Dopo la presentazione del fondamento dell'invio in missione, dei suoi attori e del mandato generale, Gesù rivolge raccomandazioni concrete: “E ordinò loro di non prendere nulla...”. Ogni equipaggiamento è escluso, gli inviati non devono confidare in niente se non in Colui che li invia, soltanto il bastone, i sandali e una tunica necessari per il viaggio.

Senza pane, con il bastone: tutto richiama l’esperienza del popolo d’Israele che nell'esodo viveva del dono della manna nel deserto (Es.16). La missione dei Dodici è la realizzazione nella storia del cammino del popolo messianico, la cui legge è l’Amore e la condizione la libertà: proprio la libertà da ogni paura, da ogni preoccupazione, da ogni condizionamento è il dono nuovo che Gesù vuole che i suoi discepoli sperimentino nella loro missione.

Per questo Gesù diceva: “Dovunque entriate in una casa, rimanete...”, e le sue indicazioni, sono un invito a rimanere liberi, non condizionati dalle situazioni più o meno favorevoli dello spazio e del tempo. Gesù apre davanti ai Dodici l’orizzonte di un mondo nuovo, il mondo della libertà e dell’Amore, nel quale l’esistenza umana trova il suo significato pieno.

 

+++ Mons. Alessandro Meluzzi

Primate della Chiesa Ortodossa Italiana con il nome di Alessandro I°

Arcivescovo d'Italia

Vescovo di Ravenna e Aquileia

Gran Cancelliere dell'Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo