Clero sposato e celibato

 

La Chiesa Ortodossa e in particolare la Chiesa Ortodossa Italaina segue con particolare convinzione la Dottrina Evangelica vera, quella insegnata da Gesù 2.000 anni fa.

I messaggi e gli insegnamenti di Nostro Signore sono stati profondamente innovativi e rivoluzionari e hanno cambiato radicalmente la storia del mondo per sempre.

Il suo messaggio però a volte è stato alterato, oggi diremo mistificato, per puro interesse personale.

Questo la Chiesa Ortodossa Italiana non è disposta a tollerarlo e il suo apostolato, che si rivolge a tutti Cristiani e non Cristiani, credenti e non, intende trasmettere intatto e senza deviazioni il vero messaggio Evangelico.

Uno dei grandi inganni propinati è l'imposizione del celibato.

Il celibato non è un dogma ne un insegnamento di Gesù che al contrario scelse i primi Apostoli della Fede tutti sposati ad eccezione di Andrea e Bartolomeo che giovanissimi vivevano ancora in famiglia e di Giuda, il traditore: unico celibe in età matrimoniale che certo non possiamo definire una figura esemplare.

Le comunità cristiane che si diffusero rapidamente, e che naturalmente si rifacevano al Cristianesimo vero delle origini, si basavano su tre figure: il vescovo capo della comunità, i sacerdoti che si occupavano delle funzioni religiose e i diaconi che provvedevano al sostegno sociale e al funzionamento della comunità stessa.

Vescovi, sacerdoti e diaconi erano scelti preferibilmente tra persone sposate.

Gli Apostoli e San Paolo in particolare, sottolineano questo principio aggiungendo però che dovevano avere una sola moglie riferendosi esclusivamente alla cottraposizione cristiana all'uso della poligamia molto diffusa nella cultura ebraica del tempo.

La "regola" del celibato fu forse introdotta arbitrariamente come arma di controllo, pressione e ricatto sul clero.

La lunga teoria di amanti, a volte omosessuali, clandestini del clero cattolico romano a tutti i livelli è ampiamente stata resa nota dalla storia e in tempi recenti dalle cronache e dagli scandali ormai quotidiani.

Un celibato quindi mai accettato totalmente e realmente non sempre praticato ma al contrario spesso eluso in segreto. Ma questa imposizione permetteva di controllare il clero dando la possibilità di scomunicare gli indesiderati rendendo di pubblico dominio una infrazione vera o creata ad arte.

Il Vaticano è sempre stato abilissimo nel "predicare bene e razzolare male" e nel controllo assoluto delle persone e del territorio come la storia ci riporta.

Qualche anno fa il cardinale primate della Chiesa Cattolica Romana in Svizzera si è dimesso dal suo incarico e dalla sua posizione di cardinale perchè aveva scelto di divenire marito e padre scegliendo di rivelare pubblicamente la sua posizione, di lasciare le sue cariche ecclesiastiche ma mantenendo il proprio status sacerdotale, continuando a celebrare messa e impartire sacramenti.

Tutte le storiche divisioni dei Cristiani dalla Chiesa di Roma sono avvenute per la non condivisione di "regole" arbitrariamente imposte senza alcun supporto dogmatico.

La Chiesa Cristiana è invece nata come insieme di Comunità autocefale cioè autonome che avevano il proprio capo, il vescovo, eletto tra i propri adepti.

Nuclei autonomi che intrattenevano rapporti con le altre comunità cristiane (intercomunione) ma senza altro riferimento che quello in Gesù e nella fratellanza spirituale.

Il papato si è invece addiririttura ammantato di un primato che non è mai esistito dal punto di vista dogmatico con San Pietro che quasi certamente non è mai neppure giunto a Roma. 

Anche alcune Chiese Ortodosse scelgono i vescovi fra i celibi ma questa consuetudine non è un dogma e protrebbe, secondo alcuni, trarre origine dalla discriminazione sessuale radicata in molte culture antiche.

Quando Gesù lanciò uno dei suoi messaggi più dirompenti abolendo di fatto le discriminazioni sessuali dell'epoca non tutti furono disposti ad accettarlo.

La Chiesa Ortodossa Greca possiede ad esempio uno spettacolare complesso di 20 monasteri nella penisola calcidica noto come monte Athos. Una specie di repubblica indipendente dove le donne non sono ammesse neppure in visita.

Queste discriminazioni sessuali prendono spunto da quelle presenti nelle culture di 20 secoli fa, quando parlare in pubblico ad una donna era proibito e anzi addirittura considerato osceno e blasfemo.

Ma Gesù ha abolito queste discriminazioni e il gruppo dei suoi discepoli era formato da uomini e donne che si integravano in una sola comunità.

Successivamente venne imposto il sesso maschile come dominante e il celibato come regola introducendo discriminazioni che, se supportate dagli indecenti usi dell'epoca contro i quali Gesù si era scagliato, oggi non sono più accettabili nella società moderna.

Un diacono, un sacerdote, un vescovo deve essere una guida e un punto di riferimento e chi più di un coniugato inserito in una famiglia e genitore può esserlo?

Chi non conosce le difficoltà della convivenza familiare, dei sempre difficili rapporti fra i sessi e quelli ancora più delicati e complessi fra genitori e figli come può comprendere gli altri e rappresentare una guida per altri?

Altri storici fanno risalire al Medioevo l'introduzione del celibato vescovile perché sostengono che in quel periodo i nuclei cristiani cominciano ad avere beni propri di valore rilevante che vengono gestiti dal vescovo come capo della comunità.

L'imposizione del celibato, secondo questa visione, sarebbe una regola introdotta per evitare che i vescovi durante il loro mandato potessero crearsi una discendenza che, costituendo un asse ereditario legittimo, potesse rivendicarne le proprietà ecclesiastiche in caso di morte durante lo svolgimento del mandato vescovile.  

In ogni caso qualsiasi sia l'origine dell'introduzione del celibato questo non è un Dogma, ne un Comandamento Biblico, ne una prescrizione Evangelica come tutti i veri teologi sanno e devono riconoscere con onesta di spirito perché è sufficiente leggere le S. Scritture per comprenderlo.

Il più grande e colto fra i discepoli di Nostro Signore, fedele agli insegnamenti di Gesù nella sostanza e nella forma in modo assoluto, detta persino ai primi nuclei cristiani le regole per la scelta dei vescovi, richiedendo con assoluta chiarezza che questi siano coniugati e con figli ma soprattutto siano irreprensibili e non avidi.

Il problema quindi non sono i vescovi sposati, che al contrario secondo il Santo Apostolo Paolo dovrebberlo tutti essere coniugati e con figli.

Il vero problema sono gli ecclesiastici di ogni confessione non irreprensibili, arroganti, violenti, avidi, inadatti, di comportamento disdicevole e mormoralmente deviato.

La Chiesa Ortodossa Italiana invita quindi tutti i fratelli in Cristo a rispettare rigorosamente il Messaggio di Nostro Signore nello spirito e nella lettera, nell'amore e nella fratellanza.

Mai come ora è apparso così evidente che la salvezza dell'intera umanità passa attraverso la solidarietà, il rispetto e la collaborazione reciproca e le Religioni e le Chiese devono essere d'esempio per tutti ponendo finalmente termine alle assurde guerre di religione piccole e grandi che hanno sino ad ora devastato la storia del nostro pianeta.

P. Bartolomeo

 

Il punto di vista:

eEstratto della video intervista a Domenica Live nel salotto di Barbara D'Urso al Primate Alessandro I°

 

Dalla lettera di San Paolo a Tito:

In ordine a quanto dovete espletare per stabilire pastori in ogni città, dice Paolo, seguite le istruzioni da me ricevute.

Chi bisogna scegliere come vescovi, dice Paolo, dice dei vescovi Paolo non lo dice dei preti.

Ognuno sia irreprensibile,

sia marito di una sola moglie,

abbia figli credenti che non siano accusati di vita dissoluta ne siano insobordinati,

bisogna infatti che l'episcopo (cioè il vescovo) in quanto amministratore di Dio sia:

irreprensibile,

non arrogante,

non collerico,

non dedito al vino,

non violento,

non avido di vile guadagno,

al contrario sia:

ospitale,

amante del bene,

saggio,

pio,

padrone di sé,

attaccato alla parola sicura secondo la dottrina trasmessa

per essere capace sia di esortare alla giusta dottrina che di confutare quelli che vi si oppongono.

Tutti quelli che sono in questa condizione potranno essere i nostri vescovi della Chiesa Ortodossa Italiana e spero che ce ne siano tanti.

 

              Sua Beatitudine Alessandro I°

        Primate della Chiesa Ortodossa Italiana

Arcivescovo d'Italia ed Eparca di Ravenna e Aquileia

 

SH111 

 

I Vescovi possono sposarsi?

 

Nella maggior parte delle Chiese Ortodosse del mondo si è radicata la consuetudine di scegliere i membri dell'Episcopato tra i monaci e non tra il clero uxorato (sposato).

Tale consuetudine per alcuni sembra essere diventata un dogma di fede tanto che taluni ci hanno criticato perché la Chiesa Ortodossa Italiana, al contrario, ammette all'episcopato anche il Clero Sposato.

Al riguardo è doveroso fare una precisazione: se è vero che i Vescovi sono i successori degli Apostoli perché Gesù ha scelto la maggioranza di questi tra gli uomini sposati e non tra i celibi?

L'Apostolo Pietro era sposato ed aveva 3 figli; l'Apostolo Filippo era sposato senza prole; l'Apostolo Matteo (Evangelista) era sposato ed aveva 4 figli; l'Apostolo Giacomo "il Minore" era sposato ed aveva 3 figli; l'Apostolo Tommaso era sposato ed aveva 4 figli; l'Apostolo Giuda Taddeo era sposato ed aveva 2 figli; Giacomo "il maggiore" era sposato ed aveva 4 figli e, dopo la sua morte la vedova è stata sposata con suo fratello l'Apostolo Giovanni (Evangelista).

Erano scapoli gli Apostoli: Andrea (che viveva in casa del fratello Pietro); Bartolomeo che viveva con i genitori e Giuda Iscariota colui che lo ha tradito.

Se Nostro Signore Gesù Cristo ha scelto ben 9 su 12 apostoli (dei quali i vescovi sono successori) tra gli uomini sposati significa che li reputava più equilibrati ed affidabili (chi lo ha tradito era tra i pochi scapoli).

Per concludere riportiamo un estratto della Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 1 - Capitolo3


S. Giovanni EvangelistaIl Vescovo


[1]E' degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. [2]Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, sposato che con una sola moglie(*), sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, [3]non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. [4] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, [5]perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? [6]Inoltre non sia un neofita, perché non gli accada di montare in superbia e di cadere nella stessa condanna del diavolo. [7]E' necessario che egli goda buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito e in qualche laccio del diavolo.


(*) sposato con una sola moglie significava che doveva essere monogamo e questo perchè molti dei primi cristiani provenivano dall'ebraismo dove era lecita la poligamia.

 

Dott. Prof.  Filippo Ortenzi
Magnifico Rettore dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo
Cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana - Eparca del Lazio,  Tuscia e  Terre Romane