I Diaconi donna nella Chiesa Ortodossa Italiana e la parità dei diritti

 

L'Apostolo e dottore della Cristianità San Paolo fa più volte riferimento esplicito a Diaconi femminili che svolgono nelle comunità incarichi di prestigio e autorevoli.

Anzi proprio gli scritti dell'Apostolo San Paolo permettono due importanti riflessioni perché il termine che il Santo utilizza è in primo luogo di genere univoco sia per i diaconi maschili che femminili ed è un termine particolare che viene tradotto come "ministro" termine che San Paolo utilizza anche quando si riferisce a se stesso o a quanti hanno ruoli attivi nell'esercizio della liturgia abbattendo ogni possibile discriminazione di genere.

I Diaconi ortodossi sono quindi indifferentemente di genere maschile o femminile sottolineando come le donne possono ricoprire ruoli importanti, prestigiosi ed autorevoli nelle gerarchie ecclesiastiche cristiane.

Nostro Signore è vissuto in un contesto sociale che considerava le donne in sottordine eppure si è posto immediatamente in contrasto con esso facendosi strenuo promotore della parità dei diritti.

I Vangeli e le testimonianze delle Sacre Scritture dimostrano che Gesù non ha mai detto o fatto nulla che avallasse la discriminazione delle donne, purtroppo largamente diffusa 2.000 anni fa, anzi tutto porta a ritenere che considerasse uomini e donne in status paritetici perché si riferisce sempre ai due sessi in modo assolutamente uguale.

In un epoca che discriminava fortemente le donne emarginandole e addirittura considerandole esseri desolantemente inferiori, il messaggio Evangelico è dirompente e viene ripreso con forza dagli Apostoli.

San Paolo nella sue lettere precisa la parità dei sessi in molte occasioni, come ad esempio in una delle sue lettere ai Galati scrive “… non c'è ne schiavo ne libero, non c'è più ne uomo ne donna poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.”

Gesù non si adagia sulle tradizioni sociali di duemila anni fa, non le fa sue ma anzi il suo messaggio è assolutamente dirompente e rivoluzionario rispetto ad esse.

Nostro Signore stravolge praticamente tutte le tradizioni compresa l'odiosa e iniqua discriminazione sessuale addirittura insegnando alle donne il significato delle verità religiose e delle Scritture cosa assolutamente vietata a quei tempi anzi considerata addirittura oscena, come non disdicevole ma osceno era considerato anche solo rivolgere la parola ad una donna in pubblico.

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Ci sono moltissimi episodi riportati nei Vangeli nei quali Gesù stravolge le regole sociali e conversa in pubblico con donne con l'intento plateale di abolire ogni discriminazione etnica, sociale e sessuale fornendo un esempio assoluto e chiaro ai propri discepoli e alle donne che lo seguivano come Maria Maddalena, Susanna, Giovanna e molte altre che assistevano Gesù e gli Apostoli mentre apprendevano le verità delle Scritture, le studiavano e celebravano ministero per lui.

Se parità e ruoli importanti e autorevoli erano riservati alle donne al seguito di Gesù, la Chiesa Cristiana non può pensare di discriminare arbitrariamente le donne ne ora ne in futuro.

Il Dio creatore non ha commesso sbagli creando due sessi distinti nell'uomo e nei mammiferi perchè la complessità della vita richiede specializzazione e diversificazione di caratteristiche che si fondono e si completano nella coppia e nel nucleo familiare.

Ma le differenze sono opportunità non limitazioni e non possono essere ne devono essere motivo di discriminazione per nessuno, in particolare per i veri cristiani che seguono l'esempio dato loro da Gesù 2 millenni fa.

Viviamo un momento difficile per tutto il Pianeta che possiamo superare solo con la collaborazione reciproca e la soliderietà.

Tutti dobbiamo unirci in un connubio universale e remare, ciascuno per le proprie possibilità, nella medesima direzione.

Dobbiamo abbandonare e liberarci delle discriminazioni e dei pregiudizi a cominciare da quelli di genere perché uomini e donne sono si diversi tra loro ma solo nella collaborazione reciproca possono realizzarsi reciprocamente.

Il mondo non deve più vedere osceni e abbietti spettacoli di donne discriminate e vessate, costrette a torture fisiche e psicologiche. Alla donna somala è stato attribuito un premio Nobel per la pace, riconoscendo alle donne di quel Paese meriti eccezionali in u conflitto interno che fu una vera guerra civile le cui braci covano ancora.

Oggi tutto il Mondo indipendentemente dalle singole culture laiche e religiose deve smettere di discriminare le donne perché chi continua a farlo non potrà che rimanere nel medioevo e scomparire nelle sabbie mobili del ridicolo in una collettività ormai dominata dalla condivisione della cultura e delle informazioni attraverso il "villaggio globale" costituito da internet. 

P. Bartolomeo