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Il Diaconato Femminile - mensile Il Borghese - Ottobre 2016

il borghese

 

IL DIACONATO FEMMINILE

 

Intervista a Filippo Ortenzi, Arcivescovo Vicario Eparca del Lazio e della Tuscia, Cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala

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a cura di Marco Tartarini

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Il dibattito sul diaconato femminile si è acceso dopo che Papa Francesco ha deliberato la creazione di una Commissione specifica di Studio sull'argomento. In verità la discussione sul diaconato femminile era già iniziato a febbraio in concomitanza della festa di San Valentino, nella cerimonia della benedizione dei fidanzati appositamente ristabilita dalla Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala. In quella occasione, il Primate, Sua Beatitudine Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), diede esplicita notizia della volontà della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefale, da lui presieduta, di rilanciare l’ ordine sacro delle diaconesse. Ne parliamo con l'Arcivescovo Vicario, nonché Eparca del Lazio e della Tuscia Filippo Ortenzi, cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala.

D. Come mai la Chiesa di cui lei è vescovo rilancia il Diaconato femminile?

R. Il diaconato femminile è un'istituzione risalente al periodo apostolico, infatti ne parla San Paolo di Tarso che, nella Lettera ai Romani, scriveva: vi raccomando Febe, nostra sorella,diaconessa della Chiesa di Cencrea”. Proprio da questo scritto noi traiamo la deduzione che le diaconesse erano presenti ed attive fin dalle origini del cristianesimo. Dunque il diaconato femminile è addirittura ben precedente, all’istituzione del monachesimo che è nato in Occidente con San Benedetto ed in Oriente con Sant'Antonio, successivamente al III secolo dopo Cristo. Le discepole di Gesù, come un po’ tutte le donne che operarono nel cristianesimo delle origini erano tenute in grande considerazione dalle comunità dell’epoca. Le loro testimonianze e i loro insegnamenti erano molto apprezzati. Un ruolo preminente lo ebbe, per esempio, Santa Maria Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama "l'Apostolo degli Apostoli". San Paolo (1 Tim. 3, 8-11) sui diaconi scrive: «Che i diaconi siano degli uomini onorati... che siano provati, e solo poi assolvano il loro servizio di diaconi. Che le donne parimenti siano onorate (semmai,), non maldicenti, sobrie, degne di fiducia in tutto. Che i diaconi non siano stati sposati che una volta».

D. Ma detto ordine è stato mai formalmente riconosciuto dalla Chiesa?

R. Sulla legittimità del servizio delle Diaconesse vi sono anche delle delibere conciliari, quale quella del Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 e quello di Costantinopoli del 692, concili ai quali formalmente ha partecipato anche la Chiesa di Roma, che però in seguito ha disapplicato e disatteso.

D. Quindi per la Chiesa Cristiana delle origini il Diaconato, sia maschile che femminile era il primo grado dell'Ordine Sacro. Gli altri gradi erano il presbiterato e l'episcopato,.

R. Certamente, se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica ed Ortodossa (Chiesa indivisa del primo millennio) si leggerà chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. Tale consuetudine è rimasta nella Chiesa Ortodossa, anche se dal 1400 in poi molte Chiese dell'Est ne hanno fortemente limitate le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, lo ha abrogato fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore.

D. Ma del diaconato femminile in Italia in epoche passate vi è rimasta memoria?

R. Vi sono sante italiane, venerate anche dalla Chiesa Cattolica Romana, che erano delle Diaconesse, anche se l a Chiesa tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro.

D. Ad esempio?

R. Le Sante romane Giulia, Typhena e Melania . Vi è poi il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant'Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché copatrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero.

D. Mi risulta però che in Russia, Romania, Bulgaria ed in altre Chiese Ortodosse non vi siano diaconesse.

R. Per la verità con il crescere del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse è caduta in desuetudine la diaconia femminile, ma non è stata mai formalmente abrogata. Non soltanto, vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarius, (Nettario), nel XIX secolo reiniziò a consacrare diaconesse, scegliendone diverse tra le monache del monastero da lui fondato. Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004.

D. Nell'antichità come venivano scelte le diaconesse?

R. Prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che per altro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ebbe la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa.

D. Come venivano viste le Diaconesse nella Chiesa antica e come vengono viste dall'Ortodossia attuale?

R. Per comprendere bene il ruolo e la funzione della Diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru dal titolo: La questione dell'ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale".Qui l'autore ci ricorda come "secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al "ministerium diaconiae"… è come un'anima in due corpi" . E' dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse, appartengono allo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell'Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire della documentazione perché si tende a sminuire e negarne il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione ... una specie di colf o sacrestana.

D. Come mai la vostra Chiesa si è caratterizzata in questi ultimi quattro mesi nel rilancio delle diaconesse?

R. Il rilancio delle Diaconesse è stato, fin dall'origine, uno dei punti caratterizzanti la Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, come ha più volte rimarcato il nostro amatissimo Metropolita Sua Beatitudine Alessandro I. Il nostro Primate, tra l’altro, è erede della tradizione ortodossa assiro-caldea del compianto mons. Leopoldo Adeodato Mancini, che per primo rilanciò detto ministero consacrando diacono la signora Marzia Vicenzi di Ala (TN). Madre Marzia, che è tra i membri fondatori della nostra Chiesa, in quanto decana della diaconia femminile nel nostro Paese, è stata ultimamente promossa ad Arcidiacono. Ultima diaconessa consacrata dalla Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara di Roma. Nella Chiesa Ortodossa le donne sono presenti anche in altri ordini ecclesiastici minori quali l'Ipodiaconato ed il lettorato. Va ricordato che la prima donna Lettore della nostra Chiesa è stata ordinata a Roma ed è Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell'associazione laica di fedeli denominata L'Arca di Sant'Antonio Abate che si occupa prevalentemente della difesa del creato e contro la violenza agli animali.

 

La vera storia dell'albero di Natale

La tradizione di addobbare un albero per festeggiare il Natale è una tradizione antica, risalente al 724 quando un vescovo d'origine britannica, San Bonifacio, apostolo dei germani (e attuale padrono della Repubblica Federale Tedesca) addobbò un abete sempre verde con candele accese per ricordare la nascita di Gesù Cristo, vera Luce del mondo. Tale tradizione si diffuse rapidamente tra le popolazioni germaniche, prevalentemente tra quelle che in seguito adottarono la riforma protestante luterana (Germania, Danimarca, paesi scandinavi e baltici). Tallin, capitale dell'Estonia rivendica di essere stata la prima città al mondo dove è stato eretto un albero di Natale nella piazza principale nel 1441, primato conteso da un'altra città baltica, quella di Riga, capitale della Lettonia, che afferma che il primo albero di Natale è stato in realtà ivi eretto nel 1510, tanto che ha posto una targa scritta in otto lingue per affermare quanto sostenuto. Dal baltico dove convivono le chiese luterane ed ortodosse, la tradizione dell'albero di Natale si è estesa anche in Russia e nei paesi dell'Est. Da tempo però, la stampa e la cultura dominante, stanno scristianizzando la valenza dell'albero di Natale, sempre più slagato al significato religioso e associato a mere mode consumistiche, cercano di darne una origine acristiana e se non addirittura pagana. Vero è che nelle religioni pagane antiche, tendenzialmente animiste, quale quella celtica degli antichi Druidi, l'albero era considerato un elemento sacro, come è anche vero che nella religione norrena (germanico-vikinga) era venerato l'albero Idrasil o Albero dell'Universo che congiungeva il regno dei morti (Helheim) con il regno degli Asi o divinità nordiche (Asgard) e che il culto veniva effettuato da nei boschi sacri, sotto le sacre quercie, ma lì non si festeggiava addobbando l'albero a festa ma venivano praticati rituali di sangue, denominati blot, a favore delle divinità, sacrifici effettuati in tutti i paesi germanici e del nord europa. Sotto le guerce sacre sacrifici, dove facevano oracoli delle maghe veggenti dette volur i sacerdoti, chiamati godieffettuavano sacrifici di esseri viventi, soprattutto cavalli e maiali, le cui carni venivano bollite in grandi pentoloni (avete presente il pentolone usato dal druido Panomarix del villaggio gallico di Armorica del fumetto Asterix il Gallico) ed il sangue, che credevano contenesse poteri magici, veniva asperso sulle case e sui guerrieri che pensavano gli desse forsa. In detti rituali cruenti, conditi con grosse bevute di birra ed altre bevande inebrianti consacrate dai godi che portavano i partecipanti ad uno stordimento e ubriacamento che li faceva mettere in contatto con gli Dei, od anche gli Elfi (una sorta di geni che vivono nell'aria e nelle foreste) spesso venivano effettuati sacrifici umani. L'albero pagano pertanto non ha nulla in comune con quello cristiano del Natale, l'uno è collegato a rituali di sangue e di morte mentre l'altro a rituali di vita e di luce. Le cronache dell'epoca narrano che San Bonifacio (venerato sia dai cattolici, che dai protestanti, che dagli ortodossi) affrontò i pagani che si erano riuniti presso la "sacra Quercia del Tuono di Geismar" per effettuare dei sacrifici umano al fine di ottenere la benevolenza del Dio Thor, il Dio del Tuono figlio di Odino, Re degli Dei, e di Jord, dea della Terra, particolarmente venerato dai guerrieri germani, gridando: "questa è la vostra Quercia del Tuono e questa la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor" e con una scure colpì l'albero sacro. Un vento si levò all'improvviso facendo cadere l'albero, che cadendo si spezzò in quattro parti. Dietro l'albero stava un piccolo abete e San Bonifacio disse che l'abete, albero il cui legno veniva utilizzato per costruire le case, sarebbe diventato il nuovo albero sacro e quale albero di pace avrebbe sostituito la quercia simbolo di guerra e di crudeltà. L'abete, da portare nelle case come simbolo di amore e bontà fu associato dal santo vescovo Bonifacio a Gesù bambino e nella notte di Natale veniva addobbato con candele accese. L'albero di Natale ha pertanto un'origine e un significato completamente diverso ed opposto a quello degli alberi sacri delle religioni pagane, semmai può richiamare quell'albero della vita posto al centro del Giardino dell'Eden o paradiso terrestre, del quale ci parla la Bibbia nel libro della Genesi (2.9). L'albero di Natale, per i cristiani, ricorda pertanto l'albero del Paradisoe rappresenta simbolicamente la Croce di Cristo, salvatore dell'umanità, come recitato nella prefazione della liturgia dell'Esaltazione della Santa Croce dove vengono pronuciate le seguenti parole: "Nell'albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell'uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita , e chi dell'albero traeva vittoria, dall'albero venisse sconfitto, per Cristo, nostro Signore" a significare che Gesù è venuto su questa terra per riconciliare l'uomo con Dio e a tal fine, l'abete, sempreverde e che se anche reciso mantiene a lungo colore e profumo, rappresenta l'albero della vita eterna. Nel medioevo gli alberi di Natale, denominati anche "alberi del Paradiso", oltre che con le candele, cominciarono ad essere decorati con mele (richiamo biblico all'albero della conoscenza ed al superamento con Gesù del peccato originale), ai quali furono successivamente aggiunte, anche noci, castagne e a porre ai piedi dell'albero, anche dei dolci fatti con latte e miele, quale richiamo biblico alla terra promessa, o altri biscotti e soltanto più in epoca successiva anche altri regali. La tradizione dell'albero di Natale in Occidente è più recente di quella del presepe (tradizione iniziata da San Francesco d'Assisi nella città di Greccio nel 1223) e si è sviluppata soltanto nel XIX secolo. In America fu portata dai coloni protestanti già all'inizio della colonizzazione europea, mentre in Austria fu introdotta nel 1816 a Vienna la prima metà dell'ottocento dalla principessa tedesca Enriette Alexandrine Friederike Wilmine von Nassau-Weilburg, moglie dell'Arciduca Carlo, Duca di Teschen, famoso generale austro-ungarico che sconfisse Napoleone nella battaglia di Aspem-Essling e in Francia nel 1840 dalla duchessa di Orléans.Sebbene in Occidente l'albero di Natale, come tante tradizioni reimportate dall'America, è entrato nel costume, spesso più consumistico che religioso, di tutte le popolazioni europee, non molti sanno che la Chiesa Cattolica lo ha visto per molto tempo con sospetto, tanto che è stato definitivamente sdoganato soltanto nel 1982 da Papa Giovanni Paolo II che ha iniziato la tradizione di far mettere un albero di Natale in Piazza San Pietro. Non molti sanno che l'Italia è stata una delle prime nazioni a maggioranza cattolica dove è stata introdottalbero e presepea la tradizione dell'albero natalizio. Infatti il primo albero di Natale è stato addobbato a Roma nella seconda metà dell'ottocento per volere della Regina Margherita ed è proprio in ricordo di ciò che, quest'anno, è stato allestito un albero, denominato albero della Regina nella Villa Reale di Monza, dove tra i rami ci sono paggi ed eleganti damine, palline rosse in vetro soffiato, perle dorate, putti e soldatini in divisa blu e argento e al posto delle luci tantissime candele bianche su eleganti portacandele dorate. Per chi fosse interessato a visitare la Reggia, essa rimane aperta, per tutto il periodo delle feste, Natale compreso.

Filippo Ortenzi

Vescovo e cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala

 

http://www.consulpress.eu/la-cristianita-dell-abete/

http://www.lazioopinioni.it/single-post/2016/12/16/Lalbero-pi%C3%B9-sconosciuto-%C3%A8-quello-di-Natale

http://www.tusciatimes.eu/la-tradizione-dellalbero-di-natale/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+Tusciatimes+%28TusciaTimes.eu+%28.it%29%29

http://www.radiogiornale.info/2016/12/16/lalbero-di-natale-non-e-pagano-fu-inventato-da-san-bonifacio/ 

 

Si rende noto che la Confraternita dei Cavalieri della Milizia di San Michele Arcangelo, della quale è Gran Priore il sig. Daniele Dragone, a suo tempo sotto la protezione canonica della nostra Chiesa, non ne fa più parte dal maggio scorso essendo incorsa in scomunica latae sententiae per scisma ed apostasia avendo aderito ad altra organizzazione religiosa nella quale il suddetto Dragone è stato consacrato presbitero.

 

 

Mercoledì 8 aprile A.D, 2016

Nuovi operai nelle vigne del Signore

 parisi diacono

Il noto giornalista e scrittore Antonio Parisi, Portavoce della nostra Chiesa, è stato consacrato DIACONO nella sede primaziale di Borgo Pio a Roma da Sua Beatitudine Alessandro I coadiuvato dal vescovo Filippo Ortenzi, Eparca del Lazio e delle Terre di Roma. Nella stessa occasione è stato consacrato amche un altro Diacono Padre Stefano che collaborerà con la Curia Eparchiale del Lazio e delle Terre di Roma. Precedentemente  Sua Beatitudine Alessandro I aveva ordinato Ipodiacono il sig. Francesco Saverio Allevato. (nella foto il giornalista e scrittore Antonio Parisi)